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domenica 19 febbraio 2017

Il PD che ci vuole

Il PD che ci vuole si basa su valori come l’uguaglianza e la solidarietà che si coniuga con lo spirito imprenditoriale, per una vita e un’economia sostenibile. Deve essere trasparente e democratico. È il raccoglitore di speranze e di idee di persone che chiedono di essere rappresentate per ricevere risposte ai bisogni. Il mondo è cambiato più di quello che potevamo pensare e non si possono replicare i soliti slogan per convincerci che “siamo di sinistra”. Ci vogliono stimoli e strumenti adeguati. Ci vuole passione.
Se ci vuole, dobbiamo poter partecipare e dire la nostra, anche per poter sostituire chi non risponde alla delega temporanea ricevuta.
Questa bacheca è a nostra disposizione per questi intenti: iscritti e non iscritti, elettori e non elettori del PD
Per chi abbia piacere di partecipare alla costruzione di un progetto che sente necessario al nostro paese.
Invito esteso ai rappresentati dei media e a chi ci può aiutare a riflettere,a proporre, ad agire e a comunicare



https://www.facebook.com/groups/ilpdchecivuole/

mercoledì 4 gennaio 2017

Giovani (e) vecchi

“ Ma chi sono i giovani vecchi?” Mi chiese preoccupato un giovane serio. “Sono quelli che si adeguano facilmente ai riti dei più vecchi senza portare la loro visione del mondo e le loro speranze”.

I giovani non hanno vissuto le esperienze delle precedenti generazioni e tendono a distaccarsene, per recidere il cordone ombelicale con la famiglia, come è naturale che sia. Vogliono scoprire la realtà con i loro occhi, trovare qualcosa per la quale valga la pena di lottare, senza i condizionamenti di chi li ha preceduti e la militanza nei partiti di oggi, avendone viste la delusione delle generazioni precedenti e la lontananza dai problemi dei giovani. Sanno bene che andare in piazza a gridare “Lavoro, lavoro” non basta per materializzarlo. 

Gli ideali di sinistra per loro sembrano un mix di retorica e di conquiste in parte già ottenute come il welfare, che aiuta però solo chi già lavora o è anziano. Nonostante ciò, molti s’impegnano, ma nel volontariato.
Resta però la necessità di legare questo entusiasmo nascosto e la “sfrontatezza” della gioventù con l’esperienza di chi ha già vissuto altre storie per cercare assieme nuove strade su cui trovare un consenso più ampio. Matteo Renzi aveva cercato di aumentarlo attorno alle proposte del PD, ma alcuni errori durante il percorso e le difficoltà oggettive di questo periodo l’hanno limitato. Restano così legati al PD pensionati e dipendenti pubblici, che sono poco stimolati a sperimentare su stessi il rinnovamento necessario per creare lavoro, sempre più diverso dal passato.

La priorità di Renzi ora è la ricerca sia di aggregazione interna sia di proposte non divisive che possano portare più elettori attorno a un progetto per le prossime elezioni nazionali.
In periferia servono però progetti d’interesse locale e persone credibili in grado di trovare un consenso intergenerazionale, anche in previsione delle prossime elezioni regionali e locali, forse vicine. Per queste si potrebbero aprire nuovi scenari per il centrosinistra tanto da prevedere candidature non di stretta appartenenza al PD.

Serve quindi la capacità di guidare il partito e di coordinarsi con chi riterrà di far parte di un’alleanza di centrosinistra. I risultati dell’attuale segreteria regionale sono stati purtroppo molto deludenti e non si vede come questa possa perseguire questi obiettivi e cambiare rotta dopo le recenti pesanti sconfitte, senza che sia stato dato da tanto tempo un segnale di aver compreso il giudizio degli elettori. Non può essere quindi la guida del PD regionale chi ha perso tutto il possibile, capace solamente di continuare a portare all’attenzione pubblica vecchie valutazioni e progetti immodificati, validi per molti aspetti, ma oramai bocciati. Va invece ricostruito un percorso di proposte assieme a chi intende partecipare, finora lasciato da parte.


La prossima Assemblea provinciale del PD dovrà portare indicazioni chiare, pena la perdita di fiducia del nostro elettorato. In questo senso, è oramai incomprensibile l’ostinazione di questa segreteria regionale a restare alla guida del Partito Democratico regionale, tanto più che Renzi ha dato un segnale chiaro: quando si perde nettamente, si danno le dimissioni.

martedì 25 ottobre 2016

Gli elettori ci avvertono: sconfitti in 4 comuni

Perso 4 su 4 a opera di un centrodestra a traino della Lega, anche a Monfalcone e Ronchi, da sempre a maggioranza di centrosinistra. M5S ridimensionato. Il vecchio avanza? Più che altro temi nuovi (immigrazione per primo) lasciati alla gestione dei populisti. Mi chiedo se qualcuno voglia andare serenamente ai prossimi appuntamenti elettorali con questo approccio all'elettorato. Comincerei ad ascoltare le ragioni di chi non vota questo Pd, a partire dagli astenuti.

sabato 23 luglio 2016

L'ultima segretaria del PD TS

Adele Pino e' la nuova segretaria del Pd Ts candidata da altri, di cui immagino i nomi ma che non si sono presentati.
Meglio dire l'ultima, in quanto speravo in un rinnovamento più deciso. Di nuovo nulla. Un giudizio dopo averla vista all'opera, anche se dal suo intervento non ho sentito nulla che mi faccia pensare al necessario cambio di rotta. Se mi sarà consentito, son pronto a dar una mano. Peccato che 45 componenti dell'assemblea su 78 non si son fatti vivi e che le proposte di rinnovamento unitario uscite dalla precedente assemblea siano state trasformate nella vittoria dei vecchi.

mercoledì 22 giugno 2016

Ma gli intellettuali dov'erano prima del 5 giugno?

Paolo Rumiz si accorge che ci sono “responsabilità di un PD pieno di spocchia”. E prima dov’era che non si è accorto di questo e altro? Il ruolo dell’intellettuale oggi è di far il portacqua prima delle elezioni, scrivendo articoli sulla bontà di una parte o dell’altra, di firmare documenti di sostegno a giochi ridicoli di temi importanti? Non dovrebbe essere la coscienza critica di comportamenti e progetti? Anche l’intellettuale è diventato un mestiere, come il politico.
In Fvg le responsabilità di un Pd pieno di spocchia
di PAOLO RUMIZ . Il Piccolo

giovedì 25 giugno 2015

Il popolo del PD e la nuova Italia.

Questo, più o meno, è quanto ho detto oggi all'assemblea provinciale, rispettando il tempo dei 4 minuti. Ne sono "orgoglioso" (del rispetto del tempo, non è facile).
Mi ricordo un secolo fa quando ci sono state le primarie vinte da Bersani. Posso dire che molti non avevano capito che era finita un’epoca? Penso che siamo però in una situazione simile. E' necessaria una nuova interpretazione della sinistra e della politica. Il tempo per salvare l’Italia (e Trieste visto che si parla del Trieste 2016 ) è poco, bisogna andare veloci avanti. Così c’è rischio di fare qualche errore, che deve essere recuperabile, ma l’immobilismo è ancora peggio.
I dati non ottimali delle regionali e delle comunali vanno presi come tali, elezioni locali caratterizzate da candidati e caratteristiche locali, dove Renzi non arriva. A livello nazionale i sondaggi danno il PD al 35%, che ci dice che c’è la possibilità di continuare con le riforme, che vadano incontro alle reali esigenze del Paese, da fare assieme.
Dati imprevedibili da considerare attentamente: in Emilia Romagna 63 % di astensione, il M5S vince i ballottaggi con voti alternativamente della dx e della sn; iI centrodestra unito può vincere pur essendo allo sbaraglio; Il PD vince quando i candidati sono riconosciuti come protagonisti locali.
A Trieste il centrodestra è diviso. Ma questo non deve illuderci. Noi dobbiam fare la nostra partita meglio possibile anche per ridare un senso alla politica, non solo per vincere
La destra è divisa, ma singolarmente si muovono molto bene. Sanno intervenire nei media, nei social network e nella tv locale, facendo leva su emozioni, demagogia, non sulla razionalità e mistificando i vari problemi della città, senza un progetto per Trieste. Lavorano sulla denigrazione.
Noi rispondiamo con la buona amministrazione (facendo le nozze con fichi secchi), con motivazioni positive ma scontiamo l’apatia verso la politica più di altri.
Abbiamo ancora tempo, anche se poco, per ribaltare questa indifferenza e togliere i delusi al centrodestra e al M5S, che raccoglie molti giovani adulti, spesso con la protesta fine a se stessa, ma non è ancora pronto con un programma reale di governo della città.
Dobbiamo esserci molto di più come partito anche per ricostruire il senso civile della politica.
COME? Accenno a tre punti, validi anche a livello nazionale, ma pensati per Trieste
1) Una cornice di valori, ideali che possano far risaltare entusiasmo, ottimismo, idee, partecipazione per aggregare su questo e non solo sulla buona amministrazione, che sembra interessare a pochi, visto che le poche risorse non consentono di realizzare tutto quanto vorremmo.
2) Dirigenti e candidati che sappiano presentarsi in base a questi valori, che sappiano trasmettere il nostro modello di società e di città, in base a quanto stiamo facendo, che siano in grado di indicare anche nuove modalità di partecipazione. Trieste è una città ricca di ricercatori, artisti, intellettuali e persone di esperienza in grado di offrire il loro contributo allo sviluppo della città. .
3) Un patto con cittadini e non solo con gli elettori che devono fare l’Italia e Trieste. Non solo delega del voto, ma partecipazione attiva nel cambiamento proposto dal PD e da Renzi a livello nazionale e da Cosolini a Trieste. Rispettare e valorizzare chi fa il suo dovere di formichina. Per vivere tutti meglio a Trieste

sabato 4 ottobre 2014

Perché la perdita di iscritti potrebbe fare bene al PD. Forse anche no

Se è vero che la vita del singolo è fatta di equilibri più o meno costanti e non di verità assolute (tra paura e coraggio, tra altruismo ed egoismo...), quando si tratta di gruppi ampi ci vuole tempo per passare da un punto all'altro, con un continuo saliscendi. Prima troppa ideologia? Fisiologico ora averne meno.Grandi lotte per le conquiste della sinistra (welfare, diritto alla dignità e al lavoro...)? Ora tutto sembra dovuto dallo Stato, per se stessi, se benestanti ma non per gli altri meno abbienti. Egoismo di sinistra? Forse più un rifiuto di una solidarietà a senso unico che porta al bisogno di un sano individualismo, alla valorizzazione delle capacità personali che possano aiutare gli altri.  Non mi stupisce quindi che ci sia una insofferenza verso la concezione di sinistra del partito inteso come guida delle masse, anche se mascherato da laboratorio di idee. Non trovo quindi strano questo pesante calo degli iscritti del PD sia per l'annosa questione mai risolta del partito di lotta e di governo, sia per la forte delega data da iscritti ed elettori a Renzi, che tuttora ha la fiducia di una gran parte degli italiani. Anche un partito come il PD potrebbe diventare un comitato elettorale come i due grandi partiti americani se vi sarà una cornice di valori e ideali ben chiari. Cosa che non è ora, vista il rifiuto di scegliere o il tentennamento tra liberalismo sociale e socialdemocrazia con forti connotati ideologici e nostalgici. Perché un giovane ora dovrebbe iscriversi ora al PD? Mancando le ragioni per lotta e ribellione (o meglio, smarcamento dai più vecchi), tipiche della gioventù e una chiara cornice di valori e ideali, che guidano i giovani, più che l'opportunismo e la prudenza, tipici dell'età più matura, non vi sarà un ricambio e un afflusso di nuovi iscritti. Finché non sarà necessario applicare in periferia le scelte politiche che Renzi potrà fare nei prossimi 3 anni. Qui potrebbe esserci bisogno delle forze migliori a fronte della mancata realizzazione del cambiamento tanto invocato. Insomma, tanti che riprendano il grande Villaggio " La corazzata Potemkin è una cagata pazzesca" perché "Solo chi cade può risorgere" ( Humphrey Bogart).

sabato 9 novembre 2013

Štefan Čok 2°

Caro segretario,
ora è il momento delle congratulazioni e degli auguri.
 Le prime perché in questi mesi hai saputo tenere unito il partito, con la prudenza che ti contraddistingue, ben diversa da equilibrismo che vuole accontentare tutti e alla fine scontenta molti. Hai valorizzato i circoli, ossatura del nostro partito e hai fatto un’interessante relazione di investitura.
 Gli auguri perché ora viene il “bello”, a partire dalle note difficoltà economiche e sociali. Siamo in pieno periodo congressuale per eleggere il nuovo segretario nazionale, assieme ai nostri elettori. Non sarà la stessa cosa se vince l’uno o l’altro. Chi vince avrà il compito di portare l’Italia fuori da questo pantano e non saranno possibili più titubanze. Sarà più chiaro se il PD dovrà essere il partito guida delle masse o uno strumento di aggregazione di cittadini con i loro sogni e le loro speranze, in base ai valori che ci tengono assieme, come io auspico. Vie di mezzo ci renderebbero ancora più statici.
Chiunque vinca, dovrà prendere delle decisioni non più rinviabili, perché i cittadini ne hanno bisogno e ce lo chiedono Questo partito ha bisogno di coraggio e di entusiasmo, che ci consentano di smuovere inerzie e confusioni. Sarà così possibile dare risposte ai bisogni dei cittadini e dare un senso compiuto a parole come comunità, fiducia e futuro.
 Priorità locali? Dare risposte ai vari problemi, certo, ma partendo dalla ricostruzione del nostro rapporto con i cittadini, come 1) la presenza dei circoli tra la gente 2) la rivitalizzazione dei forum tematici, non solo palestre politiche, ma anche centri di elaborazione di progetti  3) rendere l’assemblea provinciale sede di discussione e di determinazione di temi politici puntuali e non di generica partecipazione a tema libero.
Altre strade non ne vedo. Auguri Stefan

lunedì 2 settembre 2013

Lividoso, lividosia e critica

Livio Damini, che non ho il piacere di conoscere, ha replicato alla mia nota sulle primarie del PD, commettendo un errore che stravolge la sua   
 tesi.
Non certo proponendo i metodi del PCI per sostituirli a quelli del PD. Ognuno è libero di vivere solo di nostalgie. Non certo definendo lividoso il mio tentativo di rendere migliore il PD. Una volta sarei stato considerato un nemico del popolo e qualcuno avrebbe chiesto la mia testa. Va già meglio, anche se ognuno risponde come può quando non ha argomenti da contrapporre.
L'errore consiste nel richiamarsi allo statuto del PD che prevederebbe, secondo lui, la partecipazione al voto per il suo segretario nazionale solamente degli iscritti. Possono partecipare invece iscritti ed elettori del PD. Questo ho evidenziato, cercando di spiegare perché questa sia la soluzione migliore in questo momento.
La strada per risolvere le inadeguatezze storiche e recenti dell'Italia è più lunga di quello che pensiamo, anche perché molti che si riconoscono nella sinistra (spero avendo obiettivi comuni), preferiscono distinguersi per evidenziare ciò che divide piuttosto che ciò che unisce.

lunedì 5 agosto 2013

Il PD ritorni agli elettori, non appartiene agli oligarchi delle correnti.

La proposta di far eleggere il segretario al prossimo congresso del Partito Democratico solamente dagli iscritti, viene presentata da molti come un normale aggiustamento delle primarie. Con l’attuale partito, gestito in gran parte dagli oligarchi delle correnti e in difficoltà a presentarsi come alternativa credibile a questo centrodestra, è oramai chiaro che non basta l’antiberlusconismo non solo per  vincere, ma anche per far esistere un partito in grado di governare.
 Serve un PD forte, coeso, che rappresenti la sinistra capace di superare la crisi della socialdemocrazia postcomunista e che sia “per” (governare equamente il Paese) e non “contro” (i ricchi).  Per questo, dal congresso deve emergere una leadership autorevole e condivisa, non un segretario di facciata che consenta a tutte le correnti di continuare con le loro manfrine. Appaiono pertanto ambigui i tentativi di far prevalere l’idea che il segretario debba essere votato dagli iscritti e il candidato presidente del consiglio dagli elettori del PD, per non indebolire il governo Letta (già debole per altri motivi). Questa divisione dei ruoli è funzionale invece alle vecchie volpi per estromettere Renzi, l’unico che appare in grado di convincere una maggioranza di italiani a votare PD. Ci sarebbe una certa logica in tutto ciò se fossimo in una situazione stabile, ma non in questa estremamente precaria (crisi e economica, ancora forte il populismo egoista del berlusconismo, debole la credibilità e l’identità del PD). Si vuole far passare questa ipotesi come ovvia, sorvolando sul fatto che le varie regole elettorali non sono perfette e “spostabili” nelle varie situazioni, ma risentono delle condizioni storiche e attuali di un paese o di un partito e che devono trovare un equilibrio tra rappresentanza e governabilità. 
Chi rappresenta ora il PD? Tutti gli elettori che si riconoscono nei suoi valori, ideali e programmi? I dirigenti con i vecchi militanti, sempre convinti di essere nel giusto, ma incapaci ad adeguare la gloriosa sinistra (che tanto ha fatto per portarci a questo grado di benessere sociale ed economico) ai tempi attuali? Per governare un paese in difficoltà serve avere un progetto credibile e un largo seguito, perché altrimenti non si governa per il bene comune, ma solo per il potere e per i privilegi, possibili anche se si è all’opposizione. 
Il congresso dovrà rispondere a tutto ciò. A tal fine vanno considerati due aspetti: il rapporto tra le regole elettorali e il partito che si vorrebbe (l’identità) è molto stretto; se ci sono dirigenti (che fanno le regole elettorali) intelligenti e corretti si può arrivare a un equilibrio tra forza di un partito (governabilità)  e partecipazione (rappresentanza). Altrimenti vincono i populisti delle correnti, facendo leva sulla nostalgia della socialdemocrazia postcomunista.
Perché questa ambiguità? Gli oligarchi sanno che se vince Renzi, non c'è futuro per loro, per chi ha distribuito con una mano vuoti slogan di una sinistra spesso nostalgica e talora retorica, mentre con l’altra teneva ben stretta la sua poltrona. Quando questa cupidigia diventa prevalente rispetto al mandato degli elettori, non c’è più credibilità e quindi la strada verso la frammentazione è avviata.  

Il PD deve trovare la sua identità e credibilità e condividerla col suo elettorato, ben più ampio di quello attuale. Proporre soluzioni ai problemi dell’Italia. Suscitare passione e speranze, perché politica non è solo interesse. Essere sinistra che sappia coniugare la difesa dei più deboli con lo sviluppo sostenibile economico, sociale e culturale dell'Italia. Solo cosi, con le primarie aperte, si può sostenere il PD per aiutare l'Italia. Facendo diversamente, ci chiuderemmo anche noi nel buio del populismo, questa volta però di sinistra.

martedì 30 aprile 2013

il nuovo segretario del PD: nuovo o nuovista?


Da qualche giorno si sente parlare della convocazione, a breve, dell’assemblea provinciale di Trieste del nostro partito, per l’elezione del prossimo segretario provinciale, dopo le dimissioni del sen Russo da tale incarico, in quanto eletto a Palazzo Madama.
Ritengo opportuno che tale data venga stabilita con adeguato anticipo in modo da consentire ai circoli di riunirsi, assieme ai componenti dell’Assemblea stessa presenti in ogni circolo, al fine di discutere i criteri di tale nomina. Le opinioni così espresse potranno così essere riportate nell’assemblea e aiutarla in una scelta che è ben più difficile di altre volte. Non si tratta di esprimere solo un nome, ma di capire soprattutto in che contesto tale nomina avviene e con che prospettive.
L’attuale situazione politica nazionale e locale è cambiata in breve tempo, tanto da ritenere poco chiaro se siamo nello stesso partito di pochi mesi fa e con gli stessi obiettivi. Credo che, così facendo, sarà possibile individuare una figura rappresentativa dello spirito unitario del nostro partito e in grado di affrontare le sfide locali e nazionali a cui andremo incontro, in modo tale da guidare quel processo di riavvicinamento ai nostri elettori sempre più delusi e di rafforzamento della credibilità delle nostra classe dirigente, della nostra identità e dei nostri valori, che appaiono a tutt'oggi troppo incerti Tutto ciò ci consentirà di essere ancora più decisivi per il buon governo della nostra città, della nostra regione e del nostro paese.

domenica 21 aprile 2013

Senza partecipazione non c'è quella democrazia che a parole pretendete


Secondo voi, da dove si può ripartire?
Scalfari La Repubblica:" Il Pd non ha proprietari, non c'è un Re nel Pd. Però ci sono i vassalli l'un contro l'altro armati. È una fortuna non avere un Re ma è un terribile guaio esser dominati da vassalli e valvassori". D’accordo, ma bisogna spiegarlo a una parte del PD che non lo ha capito e all’altra che lo ha capito, ma gli va bene. Sarà dura, ma se vogliamo salvare la sinistra, dobbiamo farglielo capire quanto prima, partecipando alla ricostruzione di un partito di sinistra.  Non avete voglia? Senza partecipazione non c'è quella democrazia che a parole pretendete
"…non capisco perché una persona delle sue idee e della sua formazione politica, giuridica e culturale, potesse diventare candidato grillino per la massima autorità della Repubblica."
La Politica è l’arte del compromesso perché altrimenti avremmo tanti partiti quanti sono gli elettori. Rodotà avrebbe potuto essere il pontiere tra M5S e sinistra, o almeno smontare le astuzie, (chiare per molti, meno per il PD) di Grillo e Casaleggio. Invece demonizzandolo, si favorisce l’afflusso degli elettori  delusi del PD e di SEL al M5S. Non colpevolizziamoli, non tutti seguono attivamente la politica (questa poi) come i militanti.
"In politica, come in tutte le cose della vita, ci vuole il cuore, la fantasia "(quasi assenti in alcuni PD), "il coraggio ma anche il cervello e la ragione". (poco utili se usati per far perseverare gli errori tattici e strategici del PD )

"Riempire i seggi parlamentari con persone alla prima loro esperienza, mantenendo però in piedi un ristrettissimo apparato, aumenta la partecipazione della base soltanto nella forma ma non nella sostanza".(il trucco funzionerà ancora se li lasciamo fare)

C Bertini La Stampa . Barca intanto vota Rodotà, spiazzando la sinistra DS del PD. "Civati taglia corto, «Barca si è giocato la sua leadership» e Fassina,… con Sel «ormai è rottura»." 

giovedì 18 aprile 2013

Al gazebo PD


Votare Marini ha significato schierarsi con quella parte del partito che non riesce a liberarsi dalla logica degli accordi sottobanco, portando così il partito alla rovina. 
In questa situazione che rischia di diventare drammatica era ed è fondamentale unire cittadini e politici. Dispiace che tutto ciò venga fatto poco prima delle elezioni regionali del Friuli Venezia Giulia dove si può ancore dare un chiaro e forte segnale di cambiamento con Debora Serracchiani
No al presidente dei partiti, sì al Presidente della buona politica e dei cittadini
Per protestare contro questa politica malata, assieme a Sandro Zagatti ed altri, mi troverò oggi, giovedì 18, alle 19 al gazebo del PD di piazza della Borsa.

mercoledì 17 aprile 2013

No al Baratto per il Presidente della Repubblica

Alle 19 Sandro Zagatti ci convoca alla sede del PD di via XXX ottobre 19 per protestare contro un 'accordo PD _ PdL per la scelta del Presidente della Repubblica. Ritengo che in condizioni normali, stabilire l'arbitro (il Presidente) di comune accordo sarebbe auspicabile. Ora, però, non ci deve essere nessun dubbio che sotto ci sia il baratto: un Presidente della Repubblica che vada bene a uno che lascia libero il posto all'altro. Non vorremmo scoprire tutto ciò dopo le elezioni. Abbiamo il diritto di saperlo prima. Altrimenti il rischio per la perdita di credibilità dei partiti sarà troppo alto per non vederne a breve le gravi conseguenze.

sabato 13 aprile 2013

Noi discutiamo

Bella e animata chiacchierata a Cara Democrazia su questa crisi politica. Molti Pdini, perché al PD questi dibattiti non si fanno perché disturbano la dirigenza. In contemporanea con l'uscita del documento di BARCA, dove ho trovato molti punti in comune con il nostro dibattito: la crisi della dirigenza di questo PD, la partecipazione. Mi è piaciuto di meno la formula partito (quasi un PCI rinnovato) e l'elaborazione troppo teorica e ottimistica. Ma ci sarà tempo per riparlarne.

sabato 30 marzo 2013

UN PARTITO CON LE SPALLE AL MURO R Weber

Ascolto molti e leggo sul web in questi giorni il coro dei miei amici PDini: gli altri non hanno capito la nostra proposta, mai col PdL (condivido la sofferenza, meno la virginità), Bersani è il migliore, l'unico. Sarà difficile affrontare la difficilissima situazione italiana con questo tifo da curva nord. Una soluzione ci sarebbe: i capi corrente del PD dicano le cose come stanno ai loro militanti.Per cominciare, sottoscrivere l'articolo di Roby Weber, non certo un berlusconiano Così, forse, ce la potremmo fare

ROBERTO WEBER IL PICCOLO 31 MARZO 2013. Trovare una definizione per le mosse del Pd nei giorni che hanno fatto seguito alle elezioni, non è cosa semplice. Dopo aver mancato la vittoria al Senato e aver superato d’un soffio il centrodestra alla Camera, i vertici del Pd hanno ritenuto bene di eleggere uomini “propri” delle due Camere, di puntare con Bersani alla presidenza del Consiglio e, strada facendo, di immaginare che ai vertici della Repubblica dovesse andare una personalità di “altissimo” spessore (ci mancherebbe), ma naturalmente “loro”.La sensazione è che le altre forze politiche (Pdl, Lega, centristi, M5S) li abbiano lasciati sbizzarrirsi in una prima fase, poi abbiano semplicemente detto “basta”, chiudendo a Bersani e preparandosi a incidere pesantemente sull’elezione del Capo dello Stato. Come Prodi nel 2006, il Pd ha sopravvalutato le proprie forze, mostrato una buona dose di arroganza, dato prova di rara insensibilità politica. Ora c’è la resa dei conti. Berlusconi è ben disponibile a una grande coalizione che accolga tutti salvo il M5S e a lasciarla subdolamente guidare a Bersani. Contestualmente - e a ragione - chiede che alla presidenza della Repubblica vada una personalità di “garanzia”. Stessa posizione per il leghista Maroni. Beppe Grillo ribadisce la vocazione autoreferenziale del M5S, disponibile nella fase attuale a votare solo per un governo a guida M5S; quanto al Quirinale, si tiene le mani libere e la disponibilità a votare una personalità vicina alla sensibilità di parte rilevante del Pd. Mario Monti, pensiamo possa propendere per l’ipotesi delineata dal capo del Pdl. E il Pd? Qualunque cosa faccia, in questo momento il Pd rischia di pagare un prezzo pesante. La guida di un “governo” politico che veda al suo interno anche esponenti del Pdl (fino a ieri definiti “impresentabili”) si tradurrebbe in una emorragia di consensi - presumibilmente verso il M5S. Il sostegno a un governo di “scopo” guidato da una personalità estranea al mondo dei partiti che nasca magari con il sostegno esplicito o implicito del M5S, comunque lo delegittimerebbe agli occhi di pezzi estesi di elettori moderati o ex-moderati. La situazione naturalmente è destinata a ripetersi tra brevissimo quando si tratterà di eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. Quanta parte del Pd è disposta a cercare o ad accogliere i voti che possono venire dai centristi o dal Pdl e dalla Lega, e quanta parte invece preferirebbe le incursioni o la sponda del voto grillino in particolare se ciò significasse sbarrare per sempre la strada a Berlusconi? Giunti a questo punto, qualunque scelta per il Pd comporta un prezzo da pagare in termini di consenso, di immagine e di credibilità. Il guaio sta nel fatto che questo prezzo si trasferisce automaticamente sul Paese in termini di governabilità mancata, di scelte che investono le massime cariche istituzionali dettate da opportunità politiche contingenti, di incentivazione inevitabile delle peggiori pulsioni particolaristiche e antipolitiche degli italiani. E tutto ciò costituisce un elemento di relativa “novità” per la storia della sinistra italiana, che nei momenti cruciali aveva sempre saputo privilegiare gli interessi nazionali. Ci sembra che questa volta non sia stato così, quasi che fosse più importante garantire la sopravvivenza di un gruppo dirigente, piuttosto che dichiarare la propria “inadeguatezza” e aprire subito la strada al “nuovo”. Gli italiani perdonano tutto, salvo la sconfitta, e a uscire sconfitto oggi è il Pd.

sabato 23 marzo 2013

Le tecniche di Casaleggio e il riformismo dall'alto: chi vincerà?

Queste due frasi potrebbero essere la sintesi del lungo articolo, che chiunque crede che l'elezione di Boldrini e Grasso rappresenti il necessario cambiamento del PD e la contromossa vincente di Bersani dovrebbe leggere. Ma può anche evitarlo se vuole credere che i tacchini sul tetto portino giaguari nel fagottino.
"Casaleggio...per semplicità di realizzazione  e furbizia sembra Hitler che passa dal Belgio mentre i francesi ( il Pd) lo aspettano sulla linea Maginot.
Condividiamo tutto quello che sembra rappresentativo del profondo. Ecco perché nessuno condivide mai i video di Bersani."

sabato 16 marzo 2013

Io sono solo un cameriere, nessuno mi ascolta

G: “Io sono solo un cameriere, nessuno mi ascolta”. Poi mi spiega chiaramente la delusione per il comportamento del suo partito, il PD, e perché ha votato Grillo. Noi abbiamo bisogno di gente come G, non solo per recuperare voti, ma per recuperare il senso della comunità. C’è ancora un posto per lui nella lista del PD?

domenica 3 marzo 2013

Da dove ripartire


Vi racconto cosa ho detto oggi all’incontro della direzione del PD triestino “ Bersani ha un compito e un ruolo difficilissimo. In queste condizioni, va sostenuto. Noi ora dobbiamo guardare alle regionali FVG. Più che pensare a programmi, manifesti murali e idee nuove, dobbiamo recuperare la fiducia perduta dei nostri elettori, senza la quale tutto il resto non conta. Si parta dall’eliminazione dei privilegi dei politici, tema che abbiamo regalato a Grillo, sottovalutandone il significato. Ci riapproprieremmo semplicemente di un nostro tema e non sarebbe una rincorsa a Grillo”. 

giovedì 28 febbraio 2013

Non lasciamolo solo. Salviamo il Partito Democratico dalla visione distorta di se stesso


Sorpresa dalle urne, ma sempre le solite “coraggiose” dichiarazioni: per noi è andata bene.Difficile governare.
Il Partito Democratico si è illuso di avere il consenso degli italiani solo perché il Centrodestra si è quasi suicidato affidandosi ad un incantatore e a un secessionista da balera. Non è riuscito a parlare oltre al suo recinto di elettori (dipendenti pubblici e pensionati), smarrendo anche la sua identità, che non era certo basata sulla fusione tra laici e cattolici (anche, ma non solo), quanto su un nuovo concetto di una sinistra in grado di governare l’intera società. La globalizzazione, le mollezze del benessere diffuso (anche se sempre più eroso), la crisi economica con l’imponente disoccupazione, giovanile in particolare, impongono da tempo una rivisitazione del concetto di sinistra. Il Partito Democratico ha preferito non occuparsene, per paura di perdere il suo elettorato e quindi comode poltrone. Ora il Partito Democratico non può continuare a sottrarsi rinviabile, se vuole porsi come reale punto di riferimento ai tanti elettori che credono nella giustizia sociale e nello sviluppo sostenibile.
Spetta ai politici portare a compimento la volontà degli elettori. Questo è un lavoro che va fatto senza deleghe in bianco, obbligandoli a un confronto con i pari grado, i cittadini.
I primi passi indispensabili sono una maggior partecipazione nella vita interna del Partito Democratico e la rinuncia dei privilegi per i politici. Poi tutto il resto e quanto prima, anche la ricerca delle alleanze. Vanno fatte subito quelle necessarie per governare, perché altrimenti l’Italia crolla. Guai illudersi, però, che l’eventuale parziale e responsabile disponibilità di qualche forza politica a livello nazionale, come il M5S, possa tradursi in un’alleanza per le prossime regionali in Friuli Venezia Giulia tanto da evitare il rinnovamento interno.
L’indifferenza presentata come furbizia in questi momenti è la peggiore risposta possibile.