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domenica 19 febbraio 2017

Il PD che ci vuole

Il PD che ci vuole si basa su valori come l’uguaglianza e la solidarietà che si coniuga con lo spirito imprenditoriale, per una vita e un’economia sostenibile. Deve essere trasparente e democratico. È il raccoglitore di speranze e di idee di persone che chiedono di essere rappresentate per ricevere risposte ai bisogni. Il mondo è cambiato più di quello che potevamo pensare e non si possono replicare i soliti slogan per convincerci che “siamo di sinistra”. Ci vogliono stimoli e strumenti adeguati. Ci vuole passione.
Se ci vuole, dobbiamo poter partecipare e dire la nostra, anche per poter sostituire chi non risponde alla delega temporanea ricevuta.
Questa bacheca è a nostra disposizione per questi intenti: iscritti e non iscritti, elettori e non elettori del PD
Per chi abbia piacere di partecipare alla costruzione di un progetto che sente necessario al nostro paese.
Invito esteso ai rappresentati dei media e a chi ci può aiutare a riflettere,a proporre, ad agire e a comunicare



https://www.facebook.com/groups/ilpdchecivuole/

domenica 20 ottobre 2013

Renzi e il programma economico

Non so se questo sarà effettivamente il programma economico di Matteo Renzi. E' comunque una proposta alternativa, necessaria a quella di una certa sinistra nostalgica.

mercoledì 10 aprile 2013

L'ARR con Matteo Renzi a Trieste

L'ARR (associazione reduci renziani) in panchina, pronta ad entrare in campo con Matteo Renzi. Dietro il palazzo della Regione, poi uno che fotografa il fotografo e chi guarda la foto: La reciprocità della politica.

giovedì 4 aprile 2013

Renzi a Trieste

Renzi a Trieste mercoledì 10 aprile. Sarà alle 12.00 al gazebo del PD di piazza della Borsa

mercoledì 6 marzo 2013

L'associazione reduci renziani


L’associazione reduci renziani del Friuli Venezia Giulia (ARR FVG) si propone di offrire un sostegno psicologico a tutti i cittadini che hanno sostenuto Matteo Renzi alle primarie del novembre scorso e ora sono in uno stato di viva preoccupazione. Infatti si profilano all'orizzonte altre figure pronte a rivendicare il "renzismo” come medicina per il PD, soprattutto ora che viene giustamente rivalutato il progetto di Matteo Renzi. Si sta avviando quel fenomeno tanto italiano della trasmigrazione, magari con rivendicazioni di maggiori riconoscimenti per la capacità di traghettare altri sodali dall'altra parte.
I renziani hanno ritenuto che solamente un cambiamento del concetto di partito come originariamente proposto avrebbe consentito al Partito Democratico di ottenere quella fiducia da parte dei cittadini per essere maggioranza in Italia ed avviare così le riforme indispensabili. Sarà difficile che lo spirito originale venga interpretato da altri, fieri  avversari pochi mesi fa.
La sede dell’associazione per ora è nella piazza, dove non ci sono poltrone ma solo panchine.

giovedì 3 gennaio 2013

La nostalgia per Cencelli

No alla corrente, ha ribadito Renzi. Credo che coì diventa possibile più il confronto e la permeabilità tra le due attuali anime del PD piuttosto che lo scontro, che può essere preferibile per chi spera nei soliti vantaggi del manuale Cencelli. Cioè ritornare alla politica delle poltrone, che avviliribbe tutto il lavoro fatto per riformare il PD e la politica.

lunedì 26 novembre 2012

Forse è la volta buona


Alcuni risultati del voto di domenica: 4 milioni di votanti (vogliono contare e credono nella buona politica, rappresentata dai 5), 36% di Renzi (senza il contributo delle correnti), Repubblica obiettiva su Renzi. EzioMauro:” Vendola: tradizionale, non riesce ad uscire dai confini di una sinistra radicale. Bersani: aveva compreso che non doveva ascoltare l’Apparato interno e accogliere la sfida di Renzi per una maggiore credibilità che ha avuto; dovrà impadronirsi del renzismo e cambiare molto all’interno.”  Poi qualche “consiglio “ a Renzi:”Dopo il buco comunicativo della rottamazione, mi aspettavo un pensiero lungo, rivolto anche agli elettori di sinistra e qualche parola sulla rottamazione di chi è stata la vera causa dei mali di quest’Italia, cioè Berlusconi e la sua corte (questa definizione è mia)”. 

venerdì 23 novembre 2012

Renzi, un progetto per un’Italia moderna e solidale


La fine del comunismo e questa grave crisi economica hanno messo in evidenza che oggi la vera sfida non è tanto tra destra e sinistra o tra comunismo e anticomunismo, ma tra democrazia e capitalismo/liberismo. Destra e Sinistra sono diverse, ma ora, a parte nette minoranze, entrambe si riconoscono nelle regole della democrazia, soprattutto quando ci si riferisce ai diritti individuali e alla partecipazione e non alle condizioni di controllo o meno del mercato. Un’alternanza tra le due, se prive di note populiste, non creerebbe quei guasti provocati dal liberismo, vera causa dell’attuale crisi economica.
La vecchia politica però continua a guardare al passato, accusando Renzi di non essere di sinistra solo perché non gira con la bandiera rossa e perché vuole governare e garantire tutta la società, senza trascurare il ruolo positivo d’artigiani e imprenditori, come finora è successo. La promozione del migliore sviluppo sostenibile, in base a valori come eguaglianza e solidarietà, può garantire così ancor meglio i deboli. Renzi per primo ha compreso che l’astensionismo e l’incapacità del centrosinistra di acquisire consenso nel momento del crollo del centrodestra, devono prevedere interventi politici che consentano di aumentare il peso del PD, limitando il ricorso ad alleanze instabili che hanno fatto già tanto male. Affronta così i nodi dell’esausta politica italiana: la perdita di credibilità dei partiti, l’immobilismo delle idee e la permanenza di rigidi schieramenti tra gli elettori, con il Bene a sinistra e il Male a destra. Indica con chiarezza, rispetto al politichese dei vecchi politici, le parole d’ordine del suo progetto (futuro, Europa, merito) e i primi passaggi necessari per arrivare allo sviluppo solidale del Paese: eliminazione dei privilegi dei politici; ricambio della classe politica che blocca il rinnovamento delle idee, togliendo il tappo al PD (D’Alema & co che si ritengono i custodi dell’ortodossia ex PDS); lotta alla corruzione ed eliminazione del muro di ferro tra elettori “variabili” di destra e sinistra, proponendo quasi una riconciliazione nazionale. Un elettore non può essere colpevolizzato perché è anticomunista o rifiuta una certa retorica della sinistra, quella che vuole essere CONTRO a tutti i costi e che ritiene che essere PER significa rinunciare ai propri ideali. Gli elettori, non più bloccati nello schema dell’anticomunismo, si possono considerare 10 % di duri e puri a sinistra e altrettanti a destra. La maggior parte, invece, è “variabile”, disponibile a riconoscersi in parte nell’una e nell’altra area e a votare secondo le condizioni dell’offerta politica. Renzi attira questi elettori respinti da una certa sinistra. Si vince col 50% + 1 dei voti, non perché si ritiene di essere nel giusto e a sinistra, finendo così per essere sempre minoritari e regalando il governo del paese ai populisti. Michele Salvati, uno dei fondatori del PD, ha riconosciuto la proposta di Renzi come la migliore strada per uscire dalla crisi economica ed etica. Se questa non passerà, difficilmente il PD avrà il consenso popolare per una vera leadership del paese e per chiedere un impegno ai cittadini necessario per smuovere le inerzie dell’Italia ed evitare l’impoverimento generale. Non vorrei che la difesa di tanti privilegi e della sinistra del secolo scorso, oramai inadeguata per affrontare questa crisi e la globalizzazione, ci faccia perdere quest’occasione. Anche perché io ci credo ad una sinistra moderna.

mercoledì 7 novembre 2012

A confronto le varie anime del centrosinistra a Trieste

Le varie anime del centrosinistra si sono messe a confronto ieri, in vista delle primarie del 25 novembre, per segnare le differenze che oggi caratterizzano il programma dei cinque candidati, ma anche per individuare il terreno comune per il dopo voto. Tutto questo nell'ambito di un incontro di Cara Democrazia dal titolo "Le primarie del centrosinistra. Incontro con i supporter triestini". Vi hanno partecipato Waldy Catalano, che sostiene Nichi Vendola, Stefan Cok (Pier Luigi Bersani), Aureo Muzzi (Matteo Renzi), Anna Maria Mozzi (Laura Puppato), Dario Montagnana (Bruno Tabacci). «La scelta di Vendola di candidarsi - ha detto Catalano - è una sfida dovuta, per cercare di affermare una sinistra di governo. Serve una rottura politica perché bisogna ricostruire un'idea. La cura Monti sta peggiorando la fase di recessione, perciò serve un centrosinistra che riaffermi il principio della prevalenza della politica sull'economia e poi bisogna finirla con il governo delle banche. Ci battiamo per un centrosinistra che vada oltre Monti e oltre Prodi». Cok ha spiegato che «il prossimo 25 andremo a scegliere chi potrà avere le spalle ben larghe per poter fronteggiare una delle più grandi crisi economiche del dopoguerra. Bersani ha la forza per cercare di creare le premesse per uscire dalle difficoltà nelle quali si dibatte oggi il Paese». Dario Montagnana ha sottolineato che la sua scelta di sostenere Bruno Tabacci «ha radici chiare, a cominciare dal fatto che la sua politica punta alla tutela delle fasce sociali più deboli. Serve poi ribadire in maniera rigorosa l'equità fiscale, nel contesto di un'Europa federale e ancora riformare l'organizzazione dell'euro, limitando i poteri delle banche, oggi eccessivi». Aureo Muzzi, che sostiene Renzi, ha precisato che «La sfida non è più fra destra e sinistra, ma fra democrazia e capitalismo. Il problema principale è la crisi economica ed etica, che sta frastornando i cittadini. Serve un primo passaggio per poter puntare a un rinnovamento e cioè che i politici rinuncino ai loro privilegi. Il Pd deve far crescere la partecipazione dal basso mentre troppi esponenti del partito hanno fiaccato questa passione della gente. La novità principale portata da Renzi è che è capace di rompere il muro fra destra e sinistra». Anna Maria Mozzi ha detto che «Laura Puppato è una donna che rappresenta il rinnovamento ed è riuscita a strappare il comune di Montebelluna alla Lega». Ugo Salvini Il Piccolo di oggi

lunedì 29 ottobre 2012

Trieste si rinnova.Comitato Adesso! per Matteo Renzi

Trieste si rinnova.Comitato Adesso! per Matteo Renzi è attivo da oggi a Trieste.
 Io e Andrea Brunetta i coordinatori, Pino Corica segretario/tesoriere.

per info
Aureo Muzzi aureomuzzi@gmail.com cell 3490515772
Andrea Brunetta  andrea.brunetta@gmail.com
 ci trovi anche su Facebook

mercoledì 17 ottobre 2012

Perché Renzi sì.



Tutti abbottonati, o perché il programma di Renzi non è ben definito (sarà di destra? un liberalismo non liberista di sinistra? solo slogan?) o perché abbandonare il porto sicuro non fa mai piacere. Forse anche perché Renzi sta occupando u
no spazio politico lasciato libero dalla sinistra, quello dei suoi orfani e delusi. e molti son presi alla sprovvista. Sta a noi evitare sorprese dietro l'angolo.
Me l'hanno chiesto ed ecco qua cosa ne penso.
Chi alla fine se lo fa sfuggire tra i denti è Aureo Muzzi, che proviene in diretta dal Pci e non dalla Margherita(come i precedenti), medico, già impegnato nel movimento “Cara democrazia”: «Ebbene, dopo sofferta riflessione, Renzi sì». E perché? «Di fronte all’usato sicuro e al nuovo incerto, priorità al rinnovamento di idee e persone, per uscire dal pantano di solito si cambia allenatore». Quale pantano, nel Pd? «È come non essere mai invitati a tavola, si resta sempre fuori dalla partecipazione, e dunque va bene recuperare i Pd più conservatori, ma progressisti, e delusi: ci riappropriamo di uno spazio. Se il Pd pensa di restare “puro e duro” non andrà mai al governo. Bersani è una bravissima persona, ma si fa poco capire, gli mancano il “guizzo” e l’accelerazione, e Renzi lo ha superato. Inesperto? Se il Pd mantiene sempre tali le terze e quarte linee, come fanno mai a diventare esperte".


lunedì 24 settembre 2012

Tra Bersani e Renzi mettiamo la buona nuova politica

La crisi finanziaria, la globalizzazione, le migrazioni internazionali (torniamo anche noi ad essere emigranti), le guerre (non solo tra Stati o al loro interni, ma con aumento del terrorismo), la finanza che emargina la politica degli Stati sono elementi nuovi a cui la politica classica stenta a dare risposte adeguate.
Molti del centrosinistra si illudono che continuare a proporre il welfare socialdemocratico all’italiana sia sufficiente per ottenere il consenso necessario per fare le riforme, mantenendo sempre quell’approccio che è valido solamente per i vecchi problemi dell’Italia.
La candidatura di Renzi può esser vista come un tentativo di affrontare i nuovi problemi con risposte nuove.
  Infatti, sta trovando una collocazione centrale nella scena politica italiana, dimostrando grande capacità di comunicazione, a partire dall’analisi costituita da una sola parola, “Rottamiamoli!”.
È riuscito così a superare tanti politici emergenti, individuando una delle cause dei mali dell’Italia, l’inamovibilità della classe dirigente e quindi l’invecchiamento delle proposte. Non parla di alleanze con altri partiti, che significherebbe trovare solo resistenze, ma si rivolge agli italiani, senza creare quelle divisioni tra  <br>  buoni e cattivi, tra preparati e ignoranti, tra cosiddetti ladri e onesti, che hanno creato barriere invalicabili.
 Parte dall’inizio di un racconto politico, da parole d’ordine,  come futuro, Europa, merito, che non fanno necessariamente parte della storia della sinistra, con cui  però possono coesistere.
Certo, non è ancora chiaro tutto il suo progetto, che probabilmente presenterà un po’ alla volta, per richiamare più attenzione. Pur ritenendo ancora insufficiente quanto presentato per garantirgli la leadership del centrosinistra, ritengo che sarebbe un errore sottovalutare la sua candidatura alle primarie del centrosinistra, giudicandolo solamente interessato al potere e ancora inesperto per guidare l’Italia.
 Si tratta invece di un’occasione per il Partito Democratico e tutto il centrosinistra per rivedere errori tattici e strategici e presentare quanto prima un progetto che comprenda proposte per i problemi italiani, che sappiano toccare cuore e cervello dei cittadini.
       Se così non fosse, la scelta sarà tra la staticità attuale (importante, ma non più sufficiente) e la speranza per il futuro, che alle elezioni ha sempre più possibilità di vincere. Forse poco per governare, ma abbastanza per obbligare altri a rivedere i loro programmi, così da dare forma a un progetto che possa dare risposte ai problemi.