domenica 5 marzo 2017

Lieto fine per la mamma colta da malore mentre allattava, salvata dal nostro 118.

Ambulanza arrivata in 3', l'operatore del 118 che guida l'amica nel massaggio cardiaco. La mamma di 35 anni è uscita dal coma farmacologico, probabilmente senza conseguenze. Questo è merito di chi ha soccorso la giovane, bravi e tanto e anche di tutta l'organizzazione, che è una delle migliori a livello internazionale. Questo intervento non è un episodio isolato, ma è frutto di un sistema generale, che parte dalla dirigenza attuale e precedente e arriva all'operatore al telefono del 118. Senza dimenticare che in questa regione molte forze politiche, di maggioranza e opposizione, hanno operato per una buona sanità pubblica. Si può e si deve migliorare sempre in sanità, più di altri settori. Pregasi astenersi però dall'uso strumentale dei problemi della nostra sanità. Dare una mano piuttosto con consigli e critiche motivate, rispetto degli operatori e partecipazione attiva alle cure. 

domenica 19 febbraio 2017

Il PD che ci vuole

Il PD che ci vuole si basa su valori come l’uguaglianza e la solidarietà che si coniuga con lo spirito imprenditoriale, per una vita e un’economia sostenibile. Deve essere trasparente e democratico. È il raccoglitore di speranze e di idee di persone che chiedono di essere rappresentate per ricevere risposte ai bisogni. Il mondo è cambiato più di quello che potevamo pensare e non si possono replicare i soliti slogan per convincerci che “siamo di sinistra”. Ci vogliono stimoli e strumenti adeguati. Ci vuole passione.
Se ci vuole, dobbiamo poter partecipare e dire la nostra, anche per poter sostituire chi non risponde alla delega temporanea ricevuta.
Questa bacheca è a nostra disposizione per questi intenti: iscritti e non iscritti, elettori e non elettori del PD
Per chi abbia piacere di partecipare alla costruzione di un progetto che sente necessario al nostro paese.
Invito esteso ai rappresentati dei media e a chi ci può aiutare a riflettere,a proporre, ad agire e a comunicare



https://www.facebook.com/groups/ilpdchecivuole/

sabato 28 gennaio 2017

La fatica e l'impegno di chi lavoro in Pronto Soccorso

Immagino che ci sia una certa amarezza e stanchezza tra i colleghi del Pronto Soccorso di Trieste per il
grande lavoro svolto in questo ultimo mese. Sono stati infaticabili. La coincidenza di situazioni come le feste natalizie, l’influenza e la presenza di forte bora per parecchi giorni ha creato un sovraccarico di lavoro maggiore rispetto ad altre parti d’Italia, dove non soffia la bora che ha portato ben 200 persone al Pronto Soccorso in 4 giorni. Eppure i disagi, e anche maggiori, ci sono stati dappertutto. So bene che ci saranno le solite critiche (“La Dirigenza poteva prendere immediati provvedimenti!”), anche ai provvedimenti presi. Ho parlato con molti colleghi, proposte e idee ci sono, su qualcosa si sta già lavorando; da fare assieme, in base alle migliori evidenze scientifiche e non a fantasie o a critiche per partito preso. L’attività del singolo reparto in ospedale è legata a quella degli altri in quanto si tratta di un sistema molto complesso, tanto da aver bisogno della collaborazione e delle idee di tutti. Voglia di lavorare per migliorare la nostra sanità c’è da più parti, non sprechiamola.

sabato 14 gennaio 2017

Malumori nel PD. E tra i nostri elettori.

Ieri Assemblea provinciale del PD. Ho apprezzato l'intervento di Cosolini su lavoro e Ferriera. Votate piu' o meno 4 mozioni (vedi la sintesi del Piccolo). Accenni alle cause delle recenti sconfitte regionali, ma non tutte convincenti (le analisi). Volete provare voi a segnalarle, senza entrare in dibattito o polemica l'un con l'altro?

giovedì 12 gennaio 2017

Trieste una scovazera? E po no!

Trieste sembra una scovazera. Bel reportage di Loretta Marsilli sul degrado di Trieste. i responsabili? Chi butta per terra tutto, l'Acega che non pulisce, il Comune che non controlla.

lunedì 9 gennaio 2017

I social, la paura "dell'uomo nero" e le risposte

Una ragazza segnala sul gruppo "Vivere Opicina" che la sua macchina è stata circondata da 6 stranieri e che uno le ha battuto sul finestrino chiedendole di scendere. Grave. Schiavone dell’ICS, da parte sua, si è dichiarato pronto a cercare di risalire ai possibili responsabili. 
Ci sono stati altri episodi di violenza durante il Capodanno, probabilmente dovuti al troppo alcool. Sempre capitato, ma non va bene per niente. 
Dopo tante accuse all’amministrazione Cosolini e le dichiarazioni tipo “quando riveremo noi, risolveremo tuto” da parte degli sceriffi nostrani, ci si aspettava che non ce ne fossero per niente. Ce ne sono invece forse di più.
Si può però gestire al meglio la presenza di stranieri,  anche con modalità nuove, perché il numero di arrivi è maggiore di decenni fa purché non si esasperino gli animi esaltando le violenze verbali e le minacce di “ ghe fazessi veder mi se…”. Qualcuno crede ancora che dirle più grosse faccia svanire il problema e ricevere tanti applausi o like sui social. Chi comprende correttamente le problematiche dell’immigrazione deve però capire che rappresentano un modo, certo non il migliore, per esprimere preoccupazioni legittime e paure. E a queste bisogna dare risposte reali e ascoltando le ragioni anche di chi non si ritiene abbia ragione, da ambo le parti.

mercoledì 4 gennaio 2017

Giovani (e) vecchi

“ Ma chi sono i giovani vecchi?” Mi chiese preoccupato un giovane serio. “Sono quelli che si adeguano facilmente ai riti dei più vecchi senza portare la loro visione del mondo e le loro speranze”.

I giovani non hanno vissuto le esperienze delle precedenti generazioni e tendono a distaccarsene, per recidere il cordone ombelicale con la famiglia, come è naturale che sia. Vogliono scoprire la realtà con i loro occhi, trovare qualcosa per la quale valga la pena di lottare, senza i condizionamenti di chi li ha preceduti e la militanza nei partiti di oggi, avendone viste la delusione delle generazioni precedenti e la lontananza dai problemi dei giovani. Sanno bene che andare in piazza a gridare “Lavoro, lavoro” non basta per materializzarlo. 

Gli ideali di sinistra per loro sembrano un mix di retorica e di conquiste in parte già ottenute come il welfare, che aiuta però solo chi già lavora o è anziano. Nonostante ciò, molti s’impegnano, ma nel volontariato.
Resta però la necessità di legare questo entusiasmo nascosto e la “sfrontatezza” della gioventù con l’esperienza di chi ha già vissuto altre storie per cercare assieme nuove strade su cui trovare un consenso più ampio. Matteo Renzi aveva cercato di aumentarlo attorno alle proposte del PD, ma alcuni errori durante il percorso e le difficoltà oggettive di questo periodo l’hanno limitato. Restano così legati al PD pensionati e dipendenti pubblici, che sono poco stimolati a sperimentare su stessi il rinnovamento necessario per creare lavoro, sempre più diverso dal passato.

La priorità di Renzi ora è la ricerca sia di aggregazione interna sia di proposte non divisive che possano portare più elettori attorno a un progetto per le prossime elezioni nazionali.
In periferia servono però progetti d’interesse locale e persone credibili in grado di trovare un consenso intergenerazionale, anche in previsione delle prossime elezioni regionali e locali, forse vicine. Per queste si potrebbero aprire nuovi scenari per il centrosinistra tanto da prevedere candidature non di stretta appartenenza al PD.

Serve quindi la capacità di guidare il partito e di coordinarsi con chi riterrà di far parte di un’alleanza di centrosinistra. I risultati dell’attuale segreteria regionale sono stati purtroppo molto deludenti e non si vede come questa possa perseguire questi obiettivi e cambiare rotta dopo le recenti pesanti sconfitte, senza che sia stato dato da tanto tempo un segnale di aver compreso il giudizio degli elettori. Non può essere quindi la guida del PD regionale chi ha perso tutto il possibile, capace solamente di continuare a portare all’attenzione pubblica vecchie valutazioni e progetti immodificati, validi per molti aspetti, ma oramai bocciati. Va invece ricostruito un percorso di proposte assieme a chi intende partecipare, finora lasciato da parte.


La prossima Assemblea provinciale del PD dovrà portare indicazioni chiare, pena la perdita di fiducia del nostro elettorato. In questo senso, è oramai incomprensibile l’ostinazione di questa segreteria regionale a restare alla guida del Partito Democratico regionale, tanto più che Renzi ha dato un segnale chiaro: quando si perde nettamente, si danno le dimissioni.

sabato 10 dicembre 2016

PCI>PdS batte Liberalsociali 3-1 in una partita d’allenamento interna precongressuale.

PCI>PdS batte Liberalsociali 3-1 in una partita d’allenamento interna precongressuale.
 Buono l’arbitraggio di Gianni Cuperlo (servono ponti nella Sinistra). Interessante esordio del giovane Luca, che ha mostrato ai PCI/PdS nei toni e nei contenuti l’altra faccia della luna, segnando l’unico goal dei  non vincitori della serata. 
Tra gli interventi preordinati pre Cuperlo, bel gioco di un ex Margerita, ma ininfluente sul risultato. Veementi giocate di un ex Manifesto (l’è  tutto sbagliato) ma dopo fa quasi autogoal, tra le disapprovazioni del colto pubblico. 
Bello il dorato e stucchevole campo da gioco, che limitava la partecipazione del  popolo, sempre invocato, ma tenuto a debita distanza, anche perché magari ci avrebbe fischiato tutti.
 3 goal veri a Renzi, miga ciacole, assolti da un goleador i vertici regionali, criticata un pochino da un altro. La squadra renziana non aveva in campo i titolari, in cerca di se stessi per il momento e anche perché era una partita interna dei bersaniani. Nessun accenno da parte dei vincitori al gioco dinamico e riformista di Matteo Renzi, che aveva smosso le inerzie del difensivismo ad oltranza, che aveva fatto balenare la possibilità di un’altra bella Italia. 

giovedì 8 dicembre 2016

Quale grado di diseguaglianza è accettabile per la Sinistra?

Una domanda che mi pongo in seguito a uno scambio di commenti tra me e Raffele Leo: fino a che punto la sinistra può aiutare i bisognosi senza togliere allo sviluppo?  

Io: " Valori e ideali della sinistra son ancora validi, ma vanno rideclinati. Anche perché non si può pretendere il welfare senza dare nulla in cambio

RL: "Il welfare non è un regalo ma é un diritto che deriva dal gettito fiscale e dalla distribuzione del reddito e della ricchezza. Compito della politica è quello di rendere il welfare sostenibile eliminando le disparità tra chi ha tanto o troppo e chi ha di meno o niente. Se la politica invece considera il welfare un premio che spetta solo a chi da qualcosa in cambio usciamo dalla concezione dello stato sociale per entrare in un altro sistema dove lo stato eroga servizi solo a chi potrà permetterseli."

Io, aggiungo: " E' un diritto secondo la sinistra. Ma se l’estensione sempre più diffusa dei benefici del welfare porta a una richiesta senza fine e chi pretende “troppo” rispetto a chi ha meno, non manca di senso della solidarietà? Così facendo non da nulla in cambio. Si arriva a mettere in crisi lo Stato, aumentando a dismisura tasse e il debito pubblico. Si toglierebbero così risorse al rilancio dell'economia, che supporta il welfare statale con la fiscalità. Come si può pensare di eliminare tutte le disparità? Dato che non è possibile, quale grado di queste è accettabile per un paese democratico ?  Solamente  un grande patto tra il popolo e chi ne rappresenta queste istanze può consentire un equilibrato rapporto tra sviluppo e welfare. Perché non è più possibile pretendere un welfare estensivo votando partiti liberisti.

sabato 3 dicembre 2016

Non solo più multe per avere meno morti, ma più attenzione

Investita sulle strisce da un'auto che correva,15 anni che non ci sono più. Qualche rara volta mi scappa l'acceleratore, perché ho fretta, perché tutti corrono, perché andare veloce è bello, ma poi penso che è meglio andar piano e qualche vigile vicino alle strisce potrebbe ben essere un deterrente. A nessuno piace essere multato e ai Comuni non piace multare troppo, perché son poi voti in meno. Dobbiamo fare tutti molta più attenzione! 
La foto mostra le strisce pedonali disegnate in 3 D, buon deterrente contro l'incoscienza.

mercoledì 30 novembre 2016

Sinistra del '900 a braccetto con i populisti

Concordo, il NO della sinistra del '900 è un alleanza con i populisti per far fuori Renzi, rinnovatore della palude della sinistra ma troppo "controtutti". Il loro NO porterà solo a un ulteriore suicidio della sinistra, moderata o meno. Votate pure NO, ma dopo, comunque bisognerà rimboccarsi le maniche,  chiunque vinca

domenica 20 novembre 2016

Se vince il NO, peggio per il NO? Fantapolitica, ma non tanto, secondo Bordignon


Il Piccolo Triesteprintclose
5 dicembre, ha vinto il grande No
Renzi lascia. E adesso che succede?
di FABIO BORDIGNON Il blackout dei sondaggi - che in Italia ci lascia “al buio” nei 15 giorni precedenti il voto - è scattato con il No in netto vantaggio. Non tanto, però, da escludere sorprese, il 4 dicembre. Del resto, dopo il caso Brexit e il caso Trump, in molti ipotizzano l’esistenza di una maggioranza sì-lenziosa (per usare il gioco di parole coniato da Claudio Cerasa de Il Foglio). Ma vale comunque la pena di iniziare a immaginare il corso della politica italiana in caso di bocciatura della Riforma costituzionale. Che potrebbe portare a esiti inattesi: addirittura contrari alle aspettative dell’#ItaliaDelNo, che sogna la spallata a Matteo Renzi e al renzismo. Facciamo un po’ di fiction. È la mattina del 5 dicembre. Hanno vinto Matteo Salvini e Beppe Grillo. Ma anche Silvio Berlusconi e Massimo D’Alema. Ha vinto il No: nonostante gli endorsement internazionali e l’abbattimento di Equitalia. Non è la fine del mondo. Le borse cedono un po’: non è un crollo. I cavalieri dell’apocalisse non portano pestilenza, guerra, carestia. Renzi mantiene la promessa: con un tweet annuncia le dimissioni. Poi, sale al Colle. I primi a soccorrerlo sono i nemici del giorno prima: tutti sognano un’anatra zoppa su cui sparare fino al 2018. Per qualche giorno si parla di un #RenziII. Il rottamatore dimissionario si fa persino tentare. Ma poi conferma il suo No: l’unica soluzione - tuona da Pontassieve - è il voto anticipato. Tuttavia, di fronte alle resistenze di Sergio Mattarella, che spinge per una soluzione “parlamentare” alla crisi, non si mette di traverso. Accetta che si formi un nuovo governo di larghe intese, con il compito di portare avanti le misure più urgenti: il completamento della manovra economica; la definizione della nuova legge elettorale. Messa da parte l’anomalia del doppio incarico, il segretario-non-più-premier fa quello che alcuni gli chiedono da tempo: si occupa del Partito democratico. Il Pd è in subbuglio. I nemici della minoranza interna puntano a dare il colpo di grazia all’usurpatore. Ma Renzi rimane in sella. E plasma il partito a sua immagine e somiglianza. Non c’è alcuna scissione: semmai, qualche defezione individuale. Nel frattempo, la Corte costituzionale amputa l’altra gamba della Grande riforma: l’Italicum. Rimane in piedi, per la Camera e per il redivivo Senato, un sistema puramente proporzionale. Il dibattito sulla legge elettorale prosegue: ognuno sostiene il proprio progetto di legge, il proprio modello straniero da imitare. Ma, in realtà, a tutti non dispiace l’idea di andare a votare con le regole disegnate dalla Consulta. D’altronde, la prossima sarà una #LegislaturaCostituente ! Il proporzionale: va bene a Grillo, va bene a Berlusconi, va bene, a questo punto, persino a Renzi. Le riforme sono ormai in un vicolo cieco. I conti economici confermano la stagnazione. Cresce la conflittualità politica. Insieme all’insofferenza dei cittadini. Nei sondaggi, Lega e Movimento 5 stelle volano. Mentre gli azionisti di maggioranza fanno a gara a chi si mostra più lontano dall’esecutivo. La situazione scivola, inesorabilmente, verso nuove elezioni. Andiamo avanti, nel nostro divertissement fantapolitico sulla #RepubblicaDelNo. Il confronto procede a colpi di scandali, attacchi personali, zuffe in televisione. «È la peggiore campagna elettorale di sempre!» Non siamo nella prima Repubblica. In uno scenario iper-personalizzato, i primattori sono sempre loro: Grillo, Berlusconi, Salvini. E naturalmente Renzi. L’esito delle elezioni, tuttavia, assomiglia molto a quelli dei primi quarant’anni della storia repubblicana. M5S e Lega Nord aumentano il proprio bottino di voti, ma non hanno i numeri per governare. Anche perché gli avversari si chiudono a riccio, in una rinnovata conventio ad excludendum. Del resto, lo spauracchio populista è stato il tema centrale della campagna. Grazie al quale, anche il Pd® è tornato a crescere. E si propone, inevitabilmente, come perno di un nuovo (e ampio) patto centrista. Che torna al governo: senza alternative. È l’inizio di una lunga egemonia. Anti-renziani di tutto il Paese, unitevi: il 4 dicembre votate Sì.

sabato 5 novembre 2016

Welcome in Muggia

"Ma invece che il solito sistema cattopiddino di frignarsi, interrogarmi e fare un cazzo, perché troppo snob...una bella contro manifestazione in contemporanea ... "Così Silvio Postogna.
Si arriverebbe a uno scontro di piazza (!) senza far valere le ragioni dell’ accoglienza cristiana e laica.
I muggesani però potrebbero portare il loro “Benvenuto” con qualche piccolo dono, come si usava una volta. Si può fare?

giovedì 3 novembre 2016

Referendum, un'occasione per non litigare e imparare a restare sul tema



Che barba! Anche da Lilly Gruber si comincia a litigare. Ovviamente sul referendum. Da qualche giorno non guardo più 8e 1/2, l'unica trasmissione politica ascoltabile senza farmi venire l'orticaria da ascolto di pseudoarrabbiati. Per fortuna oggi l'articolo di Pizzetti sul piccolo mi riconcilia col tema referendum, che rischiava di nausearmi di qualunque tema politico. Anche perché qua tutti si dichiarano anti quello o quell'altro più che altro perché non capiscono nulla di questa riforma costituzionale.
" Referendum, le tre obiezioni. di franco pizzetti. Nel dibattito sul referendum sono emerse posizioni contrarie alla riforma che giustificano un approfondimento sia nel merito che nella concezione di democrazia che ne è alla base. La prima obiezione è che la riforma sarebbe viziata in radice perché approvata da una maggioranza superiore a quella assoluta, ma col voto contrario, o la non partecipazione alla votazione finale, di larga parte delle due Camere. Il presupposto che è la modifica della Costituzione richiederebbe un consenso amplissimo dei rappresentanti del popolo italiano. Il fatto è che non è questa la scelta fatta dal Costituente che, all’articolo 138 della Costituzione, ha esplicitamente previsto che è sufficiente una maggioranza pari a quella assoluta, fermo restando che in mancanza dei due terzi dei consensi è possibile il ricorso al referendum. Non è questione di forma ma di sostanza. La Costituzione non ha voluto imporre alle generazioni future vincoli maggiori di quelli che ebbe la stessa Assemblea costituente, per le cui decisioni era sufficiente la maggioranza assoluta. In sostanza non si è voluto rendere più difficile riformare la Costituzione di quanto non fosse stato approvarla. Affermare che, indipendentemente da quanto previsto dall’articolo 138, ogni riforma costituzionale non sia politicamente legittima a meno che non si raggiunga un quorum pari o superiore ai due terzi, significa concepire la Costituzione non come la regola fondamentale dell’ordinamento, ma come un freno al diritto della maggioranza di ogni generazione di darsi le regole costituzionali più adatte al proprio tempo. La seconda obiezione è che non sarebbe politicamente corretto che la riforma costituzionale sia presentata dal governo, anche quando essa non tocca in alcun modo i diritti fondamentali dei cittadini né le loro libertà. A parte che questo è già accaduto con la riforma del 2008, presentata dal governo Berlusconi e poi respinta dal voto popolare, ritenere che il governo non possa esercitare il potere di indirizzo anche rispetto alla riforma costituzionale, implica di nuovo concepire la Costituzione non come il quadro fondamentale che regola la vita democratica ma come il freno alla legittima potestà della maggioranza assoluta degli eletti dai cittadini di decidere del proprio futuro, anche modificando il dettato costituzionale rispetto all'ordinamento della Repubblica. Sulla stessa linea è anche la terza obiezione secondo la quale la riforma costituzionale conterrebbe una netta scelta antiparlamentare, orientata unicamente a rafforzare il governo. La premessa di questa tesi è duplice. Da un lato riguarda il fatto che una delle due Camere non è più eletta direttamente dai cittadini e rappresenta non gli elettori come tali ma le istituzioni territoriali. Si vede infatti in questo un indice di indebolimento del Parlamento e, di conseguenza, un forte rafforzamento dell’esecutivo. La possibilità per il governo di chiedere che un disegno di legge sia esaminato entro settanta giorni e quella di presentare disegni di legge in materie riservate alle regioni quando lo richieda la salvaguardia dell’unità economica e sociale della Repubblica oppure la tutela dell’interesse nazionale vengono viste come prova di tale rafforzamento. Da un altro lato, i sostenitori dell’indebolimento del Parlamento considerano la legge elettorale per la Camera, con la previsione del premio di maggioranza e dell’eventuale ballottaggio tra le due prime liste, una ulteriore conferma che lo scopo ultimo è la primazia dell’esecutivo. Sia l’uno che l’altro argomento non reggono. La nuova composizione del Senato non incide affatto sulla forma di governo, che resta parlamentare perché fondata sul nesso di fiducia che lega il governo alla Camera. La sola innovazione è che, come avviene ormai in tutte le democrazie parlamentari, la fiducia è data e negata da una sola delle due camere, quella appunto che è eletta direttamente dai cittadini. Ancor meno ragionevole è la tesi che le legge elettorale con il premio di maggioranza e l’eventuale ricorso al ballottaggio renderebbe, di per sé sola, il governo scaturito dalle elezioni fortissimo e sostanzialmente inamovibile. Quello che conta è che l’esecutivo deve avere la fiducia della Camera. Quale che sia la legge elettorale e il premio di maggioranza previsto, niente può garantire che nel corso della legislatura non si formino nell’assemblea parlamentare nuove e diverse maggioranze, costringendo il governo a dimettersi per dar vita ad altri esecutivi. In sostanza, nessuna delle tesi principali dei sostenitori del No regge a un esame approfondito. Cosa lega però tra di loro queste obiezioni? Credo che la risposta sia semplice. Al fondo della visione costituzionale ereditata dal nostro complicato passato sta l’idea di una democrazia essenzialmente rappresentativa e sostanzialmente consociativa, nella quale i poteri reciproci di veto prevalgono sul corretto gioco fra maggioranza e opposizione. Di qui la paura di una riforma fatta a maggioranza assoluta, anche in assenza di un consenso più ampio. Di qui la diffidenza verso una Camera eletta sulla base del premio di maggioranza. E di qui il timore che il sistema elettorale basato su un premio di maggioranza legato a un eventuale ballottaggio, possa rendere il governo così forte da poter dominare la Camera, e la Camera così debole da subire sempre e comunque il dictat del governo. Siamo così arrivati al punto centrale della campagna referendaria. Ancora una volta la scelta è fra la conservazione di una democrazia basata sul potere di interdizione, e una riforma innovativa che privilegia la cooperazione tra le istituzioni territoriali nel Senato, ma favorisce la democrazia decidente nel rapporto tra elettori ed eletti e tra Camera e governo. Una democrazia nella quale i cittadini hanno il diritto di scegliere chi deve governare e il governo ha il diritto di esercitare il potere di indirizzo e di scelta fino a che goda la fiducia della Camera. Questo è il centro della questione. Questa è la scelta vera che gli italiani sono chiamati a compiere. "

martedì 25 ottobre 2016

Gli elettori ci avvertono: sconfitti in 4 comuni

Perso 4 su 4 a opera di un centrodestra a traino della Lega, anche a Monfalcone e Ronchi, da sempre a maggioranza di centrosinistra. M5S ridimensionato. Il vecchio avanza? Più che altro temi nuovi (immigrazione per primo) lasciati alla gestione dei populisti. Mi chiedo se qualcuno voglia andare serenamente ai prossimi appuntamenti elettorali con questo approccio all'elettorato. Comincerei ad ascoltare le ragioni di chi non vota questo Pd, a partire dagli astenuti.

domenica 9 ottobre 2016

La morte di Giulio Regeni non ha colore politico

Le incomprensibili modalità con le quali si è arrivati alla rimozione urgente dello striscione che chiede “Verità per Giulio Regeni” stravolgono l’umana pietà e indicano che non c’è rispetto per quello che gli è successo e per il dolore di chi gli vuole bene. La tortura e la morte del nostro concittadino appartengono alla coscienza di una società civile, non certo di una specifica parte politica, destra o sinistra che sia.
 C’è un certo imbarazzo nel centrodestra tanto da indicare l’inutilità politica e umana della rimozione, ma i vari distinguo per giustificarla non fanno che allontanare la soluzione di questa tragica vicenda. Se era solo un problema di assuefazione alla sua vista, si poteva discutere in Consiglio comunale, soprattutto in relazione a un regolamento per l’esposizione di striscioni sulla facciata del municipio.
Continuare lo scontro politico non può che portare a ridimensionare il dramma di Giulio Regeni per entrare nel mondo delle ripicche di una politica di basso livello che non fa onore a Trieste.Va ricordato anche che il governo italiano deve fare rispettare l'Italia all'estero. Per dignità nazionale e per far sentire sicuri e protetti tutti gli Italiani che lavorano e vivono all'estero
A questo punto, per evitare inutili ulteriori polemiche, perché i capigruppo non rimettono tutti insieme lo striscione sulla facciata del nostro municipio, anche temporaneamente? E poi si decida insieme, al di fuori delle polemiche, la sua collocazione migliore, che può anche essere in una sede diversa dalla precedente.

martedì 27 settembre 2016

Un caso di TBC a Trieste. Situazione sotto controllo sanitario

Sento tanta preoccupazione per la paura del contagio della TBC da parte di un operatore sanitario che vaccinava i bambini. E' comprensibile soprattutto per chi ha figli vaccinati in questa situazione e comprendo bene il loro stato d'animo. Ma la tbc e' una malattia che si trasmette quasi esclusivamente con un contatto stretto (dormire nella stessa stanza) e continuato, praticamente mai per uno fugace come in questo caso. Bambini piccoli vissuti in famiglie di soggetti affetti da TBC raramente si sono ammalati. Tra l'altro io come altri ho lavorato per anni a stretto contatto con pazienti affetti da Tbc, senza misure protettive e non ricordo colleghi che si siano ammalati. Comunque immagino che i bimbi verranno controllati in modo tale da evitare conseguenze pericolose che ritengo comunque estremamente improbabili.

sabato 13 agosto 2016

Collaborazione e non contrapposizione tra medico e paziente

Finalmente qualcuno parla apertamente della vera base di un pensiero giacobino diffuso tra alcuni che si occupano di sanità: il nemico del paziente è il medico e quindi va sconfitto, come più o meno sostiene Pier Aldo Rovatti nel suo articolo pubblicato sul Piccolo il 12 agosto. Concordo che un malato richieda un'attenzione speciale anche se l'umanizzazione del rapporto medico-paziente dipende da tanti fattori, tra cui la pressione esercitata dal sistema sui professionisti della sanità che sembrano talora un limone da spremere. Questi non sempre hanno la giusta serenità per dare quell'attenzione speciale che spesso il paziente non ottiene come vorrebbe, tanto da trovarla comunque inadeguata.

Penso che taluni medici possono creare direttamente ostacoli al miglior funzionamento della sanità per interesse privato (legittimo o meno) o indirettamente per vari motivi. Questi possono essere le scarse conoscenze scientifiche (ci sono “solamente” 10.000 riviste mediche mensili da leggere ogni mese per essere aggiornati al 100%), le delusioni per non riuscire a salvare tutti i malati, le frustrazioni per la complessità del lavoro e il pesante stress lavorativo, il cosiddetto burnout (i medici dell'area d'emergenza sono i più colpiti tra tutte le professioni). Immagino che anche quello del filosofo deve essere terribile.

Ma la sanità è sistema complesso con tanti protagonisti oltre ai medici, come gli infermieri, i vari tecnici, i manager, i politici, l'industria farmaceutica, i media e i pazienti stessi. Questi ultimi non sono sempre vittime del sistema, in quanto talora richiedono o pretendono esami inutili, collaborano al loro percorso diagnostico-terapeutico in media solamente nel 25% dei casi e ricorrono alle vie legali molto frequentemente senza una reale giustificazione. Questo può creare una comprensibile anche se ingiustificabile medicina difensiva che alla fine solleva tante critiche.

I muri tra sanitari e utenza vanno abbattuti, ma non in modo unilaterale e non applicando direttamente i principi filosofici di tanti tra cui Foucault, vero guru di questo pensiero giacobino. La filosofia aiuta a mettere in discussione le nostre certezze e a esplorare nuove possibilità di conoscenza, ma non certo a trovare soluzioni praticabili nell'immediato.

La riforma sanitaria del Friuli Venezia Giulia di cui parla Rovatti nel suo articolo e di cui spero di poter parlare a breve, necessita di partecipazione e condivisione, non certo di questa inutile e ingiustificata contrapposizione.




giovedì 28 luglio 2016

I posteggiatori delle Rive

Gianfranco Carbone critica la decisione del Comune di spostare i parcheggiatori abusivi sulle rive, sostenendo che questo non risolve il problema e "…:Questo innescherà altre reazioni e di ordinanza in ordinanza si inaspriranno le tensioni. Poi si dirà che vanno espulsi (ma da chi?), qualcuno immaginerà di nuovo ronde per far rispettare la legge è così via". A me questi parcheggiatori danno fastidio, ma capisco il loro dramma. Spostarli non e' ne'un problema di democrazia ne' la soluzione. La realtà è che vorremmo aiutarli ma non sappiamo come. O meglio, deleghiamo alla Caritas perché non abbiamo il coraggio di condividere con loro neanche i nostri avanzi. E nel nostro sistema democratico- "capitalista" e' più facile abbandonarli, perché il modello di società pensato anni fa non va più bene alla luce delle novità, come le migrazioni, la globalizzazione e il terrorismo islamico.

domenica 24 luglio 2016

Gioco del rispetto, i politici non scadano nella bagarre

Il Gioco del rispetto è diventato un nodo gordiano e si trascura il motivo per cui è stato introdotto nelle
scuole, cioè le pari opportunità. Dipiazza ha iniziato il suo mandato risolvendolo modo suo, tagliandolo, novello Alessandro Magno, buttando via però il bambino (le pari opportunità) con l'acqua"sporca" (la teoria del genere, finalizzata a realizzare cambiamenti di mentalità e della società). Bene ha fatto quindi Cosolini a criticare il decisionismo culturale di Dipiazza sui temi della coscienza civile di una comunità. 
A fronte di titoli come “Giochi osé all'asilo”, “Follia dei giochi gender”, “Lezioni porno all'asilo” in genere da parti più estremiste del centrodestra, vi è stata una levata di scudi a sinistra più contro queste che di difesa del gioco stesso. 
Sarebbe un errore però sottovalutare la diffidenza sulla teoria del genere, visto che gli studi propongono una nuova suddivisione sul piano teorico-concettuale tra gli aspetti dell'identità sessuale: il sesso (corredo genetico) e il genere (costrutto culturale). Inoltre, compaiono sempre più articoli che non solo mettono in discussione la famiglia tradizionale in un'ottica di rispetto dei diritti di tutti, ma trattano talora anche del superamento dell'identità sessuale. 
C'è anche una certa confusione nata dal fatto che gli studi di genere sono poco noti e che i termini usati sono spesso poco "decifrabili" ai più (A. sessi e genere; B. l'identità sessuale è un costrutto costituito da quattro distinte componenti: sesso biologico, identità di genere, ruolo di genere, orientamento sessuale; C. parità di genere, pari opportunità, uguaglianza di genere, identità di genere, identità sessuale). Tutto ciò ha contribuito a creare contrapposizione e a non valutare bene il Gioco stesso, creando anche altri malumori, in quanto sembra che il centrosinistra contesti a Dipiazza solo il fatto di aver tagliato il Gioco del rispetto. 
Appare così a parecchi che la parità di genere sia il tema che interessi di più la sinistra. Questo ha impedito di affrontare alcuni suoi aspetti che hanno suscitato perplessità a molti, spesso limitate per non sembrare maschilisti. Ne accenno alcuni, fonte di polemica più che il Gioco stesso.
  1. Gli studi di genere, stimolati dall'Oms che ha un alto valore culturale ma poco pratico, sono ancora in una fase teorica e il Gioco non è validato a livello scientifico.
  2.  L'assunto che, partendo dalle pari opportunità, affrontando la questione di genere si arrivi a "mettere al riparo da discriminazioni e violenze di genere" non è dimostrato. 
  3. Nel Gioco maschi e femmine sono vestiti uguali, tanto da far ritenere che essere vestiti uguali sia fondamentale per la parità dei diritti tra maschi e femmine, sinora ingiustamente svantaggiate. Una donna può essere valida in un lavoro "maschile" anche se veste in modo iperfemminile. Conosco chirurghe con tacchi a spillo che son bravissime. 
  4. Gli accenni alle parti del corpo possono ben creare qualche imbarazzo. "...le pari opportunità sono rivoluzionarie e possono provocare grandissimi cambiamenti nella nostra società." Non specificando di che tipo siano questi ultimi, è comprensibile che molti si preoccupino.
  5.  " E si sa, il cambiamento spaventa sempre un po', perché ci toglie le nostre certezze, anche se sono sbagliate" non può essere letto come una provocazione del tipo noi abbiamo ragione, voi avete torto? "...intervenire per trasformare gli stereotipi". Ma chi garantisce che tutti gli stereotipi siano sbagliati?
  6.  Si sostiene che tolti gli stereotipi, i bimbi son più liberi e quindi, con l'aiuto dell'insegnante, sono risolti i problemi. Troppo semplicistico. 
  7. I minori non sono obbligati a partecipare al Gioco a scuola, ma se non aderiscono, ne vengono esclusi e di fatto si crea una situazione di disagio proprio là dove si voleva evitarla.
  8.  Dopo il test nelle nostre scuole, il Gioco ora viene venduto a 24,40 euro. Il tutto sembra ridursi a un fatto commerciale. 
E oramai convinzione diffusa che una società delle pari opportunità e del rispetto reciproco non è solo più giusta, ma anche più efficiente nel dare le risposte ai bisogni delle persone, ma il Gioco del rispetto, anche alla luce delle polemiche non tutte campate in aria, non appare la via più condivisa per arrivarci. 

Proseguire nella discussione tra politici significa confondere tanti temi in questione, prestando il fianco ad accuse d’invasione di campo e purtroppo anche a furori oltranzisti e reazionari, che talora il stesso centrodestra evita. Siccome tutti noi abbiamo bisogno delle pari opportunità, senza estremismi, affrontiamole in maniera condivisa nell'ambito della cultura.