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lunedì 26 novembre 2012

Forse è la volta buona


Alcuni risultati del voto di domenica: 4 milioni di votanti (vogliono contare e credono nella buona politica, rappresentata dai 5), 36% di Renzi (senza il contributo delle correnti), Repubblica obiettiva su Renzi. EzioMauro:” Vendola: tradizionale, non riesce ad uscire dai confini di una sinistra radicale. Bersani: aveva compreso che non doveva ascoltare l’Apparato interno e accogliere la sfida di Renzi per una maggiore credibilità che ha avuto; dovrà impadronirsi del renzismo e cambiare molto all’interno.”  Poi qualche “consiglio “ a Renzi:”Dopo il buco comunicativo della rottamazione, mi aspettavo un pensiero lungo, rivolto anche agli elettori di sinistra e qualche parola sulla rottamazione di chi è stata la vera causa dei mali di quest’Italia, cioè Berlusconi e la sua corte (questa definizione è mia)”. 

venerdì 23 novembre 2012

Renzi, un progetto per un’Italia moderna e solidale


La fine del comunismo e questa grave crisi economica hanno messo in evidenza che oggi la vera sfida non è tanto tra destra e sinistra o tra comunismo e anticomunismo, ma tra democrazia e capitalismo/liberismo. Destra e Sinistra sono diverse, ma ora, a parte nette minoranze, entrambe si riconoscono nelle regole della democrazia, soprattutto quando ci si riferisce ai diritti individuali e alla partecipazione e non alle condizioni di controllo o meno del mercato. Un’alternanza tra le due, se prive di note populiste, non creerebbe quei guasti provocati dal liberismo, vera causa dell’attuale crisi economica.
La vecchia politica però continua a guardare al passato, accusando Renzi di non essere di sinistra solo perché non gira con la bandiera rossa e perché vuole governare e garantire tutta la società, senza trascurare il ruolo positivo d’artigiani e imprenditori, come finora è successo. La promozione del migliore sviluppo sostenibile, in base a valori come eguaglianza e solidarietà, può garantire così ancor meglio i deboli. Renzi per primo ha compreso che l’astensionismo e l’incapacità del centrosinistra di acquisire consenso nel momento del crollo del centrodestra, devono prevedere interventi politici che consentano di aumentare il peso del PD, limitando il ricorso ad alleanze instabili che hanno fatto già tanto male. Affronta così i nodi dell’esausta politica italiana: la perdita di credibilità dei partiti, l’immobilismo delle idee e la permanenza di rigidi schieramenti tra gli elettori, con il Bene a sinistra e il Male a destra. Indica con chiarezza, rispetto al politichese dei vecchi politici, le parole d’ordine del suo progetto (futuro, Europa, merito) e i primi passaggi necessari per arrivare allo sviluppo solidale del Paese: eliminazione dei privilegi dei politici; ricambio della classe politica che blocca il rinnovamento delle idee, togliendo il tappo al PD (D’Alema & co che si ritengono i custodi dell’ortodossia ex PDS); lotta alla corruzione ed eliminazione del muro di ferro tra elettori “variabili” di destra e sinistra, proponendo quasi una riconciliazione nazionale. Un elettore non può essere colpevolizzato perché è anticomunista o rifiuta una certa retorica della sinistra, quella che vuole essere CONTRO a tutti i costi e che ritiene che essere PER significa rinunciare ai propri ideali. Gli elettori, non più bloccati nello schema dell’anticomunismo, si possono considerare 10 % di duri e puri a sinistra e altrettanti a destra. La maggior parte, invece, è “variabile”, disponibile a riconoscersi in parte nell’una e nell’altra area e a votare secondo le condizioni dell’offerta politica. Renzi attira questi elettori respinti da una certa sinistra. Si vince col 50% + 1 dei voti, non perché si ritiene di essere nel giusto e a sinistra, finendo così per essere sempre minoritari e regalando il governo del paese ai populisti. Michele Salvati, uno dei fondatori del PD, ha riconosciuto la proposta di Renzi come la migliore strada per uscire dalla crisi economica ed etica. Se questa non passerà, difficilmente il PD avrà il consenso popolare per una vera leadership del paese e per chiedere un impegno ai cittadini necessario per smuovere le inerzie dell’Italia ed evitare l’impoverimento generale. Non vorrei che la difesa di tanti privilegi e della sinistra del secolo scorso, oramai inadeguata per affrontare questa crisi e la globalizzazione, ci faccia perdere quest’occasione. Anche perché io ci credo ad una sinistra moderna.

lunedì 24 settembre 2012

Tra Bersani e Renzi mettiamo la buona nuova politica

La crisi finanziaria, la globalizzazione, le migrazioni internazionali (torniamo anche noi ad essere emigranti), le guerre (non solo tra Stati o al loro interni, ma con aumento del terrorismo), la finanza che emargina la politica degli Stati sono elementi nuovi a cui la politica classica stenta a dare risposte adeguate.
Molti del centrosinistra si illudono che continuare a proporre il welfare socialdemocratico all’italiana sia sufficiente per ottenere il consenso necessario per fare le riforme, mantenendo sempre quell’approccio che è valido solamente per i vecchi problemi dell’Italia.
La candidatura di Renzi può esser vista come un tentativo di affrontare i nuovi problemi con risposte nuove.
  Infatti, sta trovando una collocazione centrale nella scena politica italiana, dimostrando grande capacità di comunicazione, a partire dall’analisi costituita da una sola parola, “Rottamiamoli!”.
È riuscito così a superare tanti politici emergenti, individuando una delle cause dei mali dell’Italia, l’inamovibilità della classe dirigente e quindi l’invecchiamento delle proposte. Non parla di alleanze con altri partiti, che significherebbe trovare solo resistenze, ma si rivolge agli italiani, senza creare quelle divisioni tra  <br>  buoni e cattivi, tra preparati e ignoranti, tra cosiddetti ladri e onesti, che hanno creato barriere invalicabili.
 Parte dall’inizio di un racconto politico, da parole d’ordine,  come futuro, Europa, merito, che non fanno necessariamente parte della storia della sinistra, con cui  però possono coesistere.
Certo, non è ancora chiaro tutto il suo progetto, che probabilmente presenterà un po’ alla volta, per richiamare più attenzione. Pur ritenendo ancora insufficiente quanto presentato per garantirgli la leadership del centrosinistra, ritengo che sarebbe un errore sottovalutare la sua candidatura alle primarie del centrosinistra, giudicandolo solamente interessato al potere e ancora inesperto per guidare l’Italia.
 Si tratta invece di un’occasione per il Partito Democratico e tutto il centrosinistra per rivedere errori tattici e strategici e presentare quanto prima un progetto che comprenda proposte per i problemi italiani, che sappiano toccare cuore e cervello dei cittadini.
       Se così non fosse, la scelta sarà tra la staticità attuale (importante, ma non più sufficiente) e la speranza per il futuro, che alle elezioni ha sempre più possibilità di vincere. Forse poco per governare, ma abbastanza per obbligare altri a rivedere i loro programmi, così da dare forma a un progetto che possa dare risposte ai problemi.