Sento sempre più buoni propositi “Dobbiamo ascoltare, parlare con la gente, tornare nelle piazze”. Tutto ciò assume vari significati: si deve accettare i loro suggerimenti, bisogna essere più empatici (anche se le parole entrano da un’orecchio ed escono dall'altro), spiegare il proprio progetto e fare opera di convincimento. Quasi una deresponsabilizzazione, pur di evitare un'altra “lezione” elettorale. Dopo i "volantinari", gli arringatori, le belle presenze, arriva una nuova figura politica: l'ascoltatore. Temo che manchi troppo spesso l’aspetto più importante: percepire gli umori, ascoltare le critiche senza demonizzarle, le proposte senza deriderle e poi tradurre tutto in una proposta e in un progetto politico condivisibile.(Ma la politica è anche un mestiere con regole precise: l’attitudine all’ascolto, la conoscenza della materia trattata e delle procedure legislative, la capacità di giungere a una sintesi che in democrazia è quasi sempre un compromesso tra diversi egoismi, come ben sa chiunque abbia frequentato un’assemblea di condominio -Gramellini La Stampa)
giovedì 7 marzo 2013
mercoledì 6 marzo 2013
L'associazione reduci renziani
L’associazione reduci renziani del Friuli Venezia Giulia
(ARR FVG) si propone di offrire un sostegno psicologico a tutti i cittadini che
hanno sostenuto Matteo Renzi alle primarie del novembre scorso e ora sono in
uno stato di viva preoccupazione. Infatti si profilano all'orizzonte altre
figure pronte a rivendicare il "renzismo” come medicina per il PD, soprattutto
ora che viene giustamente rivalutato il progetto di Matteo Renzi. Si sta
avviando quel fenomeno tanto italiano della trasmigrazione, magari con rivendicazioni di maggiori riconoscimenti per la capacità di traghettare altri sodali dall'altra
parte.
I renziani hanno ritenuto che solamente un cambiamento del
concetto di partito come originariamente proposto avrebbe consentito al Partito
Democratico di ottenere quella fiducia da parte dei cittadini per essere
maggioranza in Italia ed avviare così le riforme indispensabili. Sarà difficile
che lo spirito originale venga interpretato da altri, fieri avversari pochi mesi fa.
La sede dell’associazione per ora è nella piazza, dove non
ci sono poltrone ma solo panchine.
domenica 3 marzo 2013
Da dove ripartire
Vi racconto cosa ho detto oggi all’incontro della direzione
del PD triestino “ Bersani ha un compito e un ruolo difficilissimo. In queste
condizioni, va sostenuto. Noi ora dobbiamo guardare alle regionali FVG. Più che
pensare a programmi, manifesti murali e idee nuove, dobbiamo recuperare la
fiducia perduta dei nostri elettori, senza la quale tutto il resto non conta.
Si parta dall’eliminazione dei privilegi dei politici, tema che abbiamo
regalato a Grillo, sottovalutandone il significato. Ci riapproprieremmo semplicemente di un
nostro tema e non sarebbe una rincorsa a Grillo”.
venerdì 1 marzo 2013
Lettera aperta al Partito Democratico del Friuli Venezia Giulia
Questo è uno dei momenti più difficili per la Repubblica Italiana da molti anni a questa parte.
Alla crisi economica, che rivela la debolezza di un sistema finanziario senza adeguati controlli, si è aggiunta l’incapacità dei partiti a dare le giuste risposte ai problemi del Paese.
Molti elettori hanno perso la fiducia nei loro rappresentanti. Senza di questa non è possibile avviare il necessario processo di riforme nel Paese.
Solamente la certezza di essere un gruppo che s’impegna con pari dignità e comuni obiettivi può farci uscire da questo pantano. La diffusa convinzione che la militanza politica sia solo uno strumento per migliorare la propria condizione economica e non un servizio reso alla collettività, riduce la credibilità di chi ci rappresenta, tanto da impedire ogni processo di riforma. Solamente un reale cambiamento ci può far ritrovare la fiducia perduta, a partire dal riconoscimento degli errori commessi in questa campagna elettorale e non solo. Sembra che nessuno abbia sbagliato niente e che la sconfitta sia responsabilità degli elettori che non hanno “capito come votare bene”. L’unico segnale sinora è quello delle dimissioni di tre giovani componenti della segreteria provinciale di Trieste e a seguire del resto della segreteria.
Non chiediamo di avviare una caccia al “colpevole-responsabile”, ma sottolineare che la società civile con queste elezioni chiede alla “politica” più coraggio nelle scelte ed un cambiamento radicale nel costruire un “ceto dirigente”.
Qualche segnale, però, deve arrivare quanto prima, anche se non necessariamente solo attraverso le dimissioni. Ci riferiamo alle liste dei candidati regionali e ai privilegi della politica.
Per quanto riguarda il primo aspetto, ricordiamo che ci aspettano ancora elezioni importanti come quelle della nostra regione. Il segnale di rinnovamento rispetto alla vecchia politica deve partire dalla composizione delle liste dei candidati, come richiesto dal momento politico attuale dopo la “lezione” elettorale. In questo senso, non riteniamo che la lista votata dalla Direzione Provinciale di Trieste sia un adeguato punto di riferimento per gli elettori del Partito Democratico, pur essendo composta da degne persone.
Per il secondo, non possiamo presentarci agli elettori mantenendo quei privilegi tipici della politica che sono considerati uno schiaffo morale per tutti i cittadini che subiscono gli effetti di questa crisi economica.
Chiediamo pertanto ai candidati del Partito Democratico un primo esplicito impegno per le prossime elezioni con l’adesione scritta a quanto segue:
“Entro i primi 100 giorni della legislatura regionale, m’impegno a fare approvare dal Consiglio Regionale una legge in cui ci siano:
1) la rinuncia al vitalizio (una ingiustificata pensione aggiuntiva di 600 € netti al mese al compimento dei 61 anni nel caso di due o più legislature) e la rinuncia ai rimborsi superiori a quelli previsti dalla normativa vigente per un normale lavoratore
2. la rinuncia ai contributi per i gruppi consiliari
3. la rinuncia alla somma di retribuzioni; è possibile mantenere la precedente attività, in determinati casi, ma i redditi derivanti non si possono cumulare
4. la semplificazione dell’apparato regionale con eliminazione di enti il cui fine è provvedere un reddito a coloro che sono stati esclusi dalle varie cariche pubbliche
5. nuove regole trasparenti per i finanziamenti ad associazioni varie, in modo da evitare favoritismi.”
Ognuno di noi trarrà le sue conclusioni in sede di votazione in rapporto alla risposta che sarà data a queste sollecitazioni.
Aureo Muzzi Gianna Cornelio Andrea Brunetta Loredana Lepore a nome di
Cara Democrazia. Libera associazione culturale e politica triestina Trieste 28.2.2013
Cara Democrazia. Libera associazione culturale e politica triestina Trieste 28.2.2013
Email carademocrazia.virgola@gmail.com
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giovedì 28 febbraio 2013
Non lasciamolo solo. Salviamo il Partito Democratico dalla visione distorta di se stesso
Sorpresa dalle urne, ma sempre le solite “coraggiose” dichiarazioni: per noi è andata bene.Difficile governare.
Il Partito Democratico si è illuso di avere il consenso degli italiani solo perché il Centrodestra si è quasi suicidato affidandosi ad un incantatore e a un secessionista da balera. Non è riuscito a parlare oltre al suo recinto di elettori (dipendenti pubblici e pensionati), smarrendo anche la sua identità, che non era certo basata sulla fusione tra laici e cattolici (anche, ma non solo), quanto su un nuovo concetto di una sinistra in grado di governare l’intera società. La globalizzazione, le mollezze del benessere diffuso (anche se sempre più eroso), la crisi economica con l’imponente disoccupazione, giovanile in particolare, impongono da tempo una rivisitazione del concetto di sinistra. Il Partito Democratico ha preferito non occuparsene, per paura di perdere il suo elettorato e quindi comode poltrone. Ora il Partito Democratico non può continuare a sottrarsi rinviabile, se vuole porsi come reale punto di riferimento ai tanti elettori che credono nella giustizia sociale e nello sviluppo sostenibile.
Spetta ai politici portare a compimento la volontà degli elettori. Questo è un lavoro che va fatto senza deleghe in bianco, obbligandoli a un confronto con i pari grado, i cittadini.
I primi passi indispensabili sono una maggior partecipazione nella vita interna del Partito Democratico e la rinuncia dei privilegi per i politici. Poi tutto il resto e quanto prima, anche la ricerca delle alleanze. Vanno fatte subito quelle necessarie per governare, perché altrimenti l’Italia crolla. Guai illudersi, però, che l’eventuale parziale e responsabile disponibilità di qualche forza politica a livello nazionale, come il M5S, possa tradursi in un’alleanza per le prossime regionali in Friuli Venezia Giulia tanto da evitare il rinnovamento interno.
L’indifferenza presentata come furbizia in questi momenti è la peggiore risposta possibile.
Il Partito Democratico si è illuso di avere il consenso degli italiani solo perché il Centrodestra si è quasi suicidato affidandosi ad un incantatore e a un secessionista da balera. Non è riuscito a parlare oltre al suo recinto di elettori (dipendenti pubblici e pensionati), smarrendo anche la sua identità, che non era certo basata sulla fusione tra laici e cattolici (anche, ma non solo), quanto su un nuovo concetto di una sinistra in grado di governare l’intera società. La globalizzazione, le mollezze del benessere diffuso (anche se sempre più eroso), la crisi economica con l’imponente disoccupazione, giovanile in particolare, impongono da tempo una rivisitazione del concetto di sinistra. Il Partito Democratico ha preferito non occuparsene, per paura di perdere il suo elettorato e quindi comode poltrone. Ora il Partito Democratico non può continuare a sottrarsi rinviabile, se vuole porsi come reale punto di riferimento ai tanti elettori che credono nella giustizia sociale e nello sviluppo sostenibile.
Spetta ai politici portare a compimento la volontà degli elettori. Questo è un lavoro che va fatto senza deleghe in bianco, obbligandoli a un confronto con i pari grado, i cittadini.
I primi passi indispensabili sono una maggior partecipazione nella vita interna del Partito Democratico e la rinuncia dei privilegi per i politici. Poi tutto il resto e quanto prima, anche la ricerca delle alleanze. Vanno fatte subito quelle necessarie per governare, perché altrimenti l’Italia crolla. Guai illudersi, però, che l’eventuale parziale e responsabile disponibilità di qualche forza politica a livello nazionale, come il M5S, possa tradursi in un’alleanza per le prossime regionali in Friuli Venezia Giulia tanto da evitare il rinnovamento interno.
L’indifferenza presentata come furbizia in questi momenti è la peggiore risposta possibile.
domenica 24 febbraio 2013
Martedì tutti avranno vinto. Speriamo che non perda l'Italia
Votato. Fa un certo effetto vedere solo simboli senza i nomi dei candidati. Come mangiare un cibo senza sapere cosa sia e senza sale.
Martedì tutti avranno vinto. Per governare ci vorrà qualcosa di più che in questa campagna non è trapelato. O non è piaciuto
Martedì tutti avranno vinto. Per governare ci vorrà qualcosa di più che in questa campagna non è trapelato. O non è piaciuto
lunedì 18 febbraio 2013
Il rispetto del dolore
Due decessi di neonati al Burlo in pochi giorni. Da genitore, comprendo il dolore delle famiglie e mi sento vicino a loro. Da medico, so che può capitare l'imprevedibile anche quando tutto è fatto a regola d'arte, soprattutto nei casi più complessi. Conosco la serietà del lavoro dei colleghi del Burlo e so che situazioni come queste non lasciano indifferente nessun professionista. Mi auguro però che non vi siano polemiche oltre misura, che non aiutano certo queste famiglie, che sono comunque tutelate dalla legge e dalla serietà di un'istituzione come quella del Burlo e del nostro servizio sanitario nazionale.
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