Visualizzazione post con etichetta Sanità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sanità. Mostra tutti i post

domenica 29 maggio 2016

La nuova Azienda sanitaria ASUITs. Cosa cambia, perché e dove si vuole arrivare. E qualche proposta

La nuova Azienda sanitaria ASUITs. Cosa cambia, perché e dove si vuole arrivare.
Martedì 31 maggio alle 18 al gazebo del PD in piazza della Borsa.
interventi di
Aureo Muzzi, medico, candidato del PD in Consiglio comunale
Silvana Cremaschi consigliere regionale del PD
Sandro Centonze Epidemiologo
Giuliano Blasetti candidato del PD in circoscrizione.
Ho parlato con molti e mi son convinto sempre più che questa riforma sanitaria e la recente unione tra le due aziende sanitarie triestine che ha portato all’ASUITs ha generato qualche equivoco e qualche apprensione, ben comprensibile, dopo anni di delusioni e impegno non sempre riconosciuto.
Ritengo però che questa sia un’opportunità per dare un servizio migliore alle persone e ridistribuire l’impegno dei professionisti sia come conoscenza sia come partecipazione alla progettazione della nuova azienda, perché va utilizzata meglio di prima l’esperienza di chi lavora sul campo.
Questo è necessario perché non ci può essere un calo di tensione né sui servizi per i cittadini né sulla qualità scientifica o riguardo il ruolo di Trieste nella regione
Presenterò inoltre una proposta per facilitare il rapporto tra i cittadini e i servizi sanitari.

giovedì 12 maggio 2016

Mi impegnerò maggiormente su questi temi

Ecco il volantino con i temi per i quali intendo impegnarmi maggiormente! Ce ne sono alcuni incoMune ad alcuni amici, come la città metropolitana, lo sviluppo del Porto vecchio, Miramare, che resta uno dei più bei simboli di Trieste. Penso che si debba fare maggiore chiarezza sulla qualità e le potenzialità della sanità triestina, non chiare a tutti. Segnalo tra l'altro il gruppo FB "La sanità triestina" dove ci sono vari interventi sui temi "caldi". 
1.SANITÀ
Difenderò la sanità triestina, lavorando per migliorare
ancor di più l’ottima integrazione tra i servizi sanitari
e quelli sociali a dati al Comune.

giovedì 12 giugno 2014

La sanità del FVG secondo Fasola

Ieri, a Udine, l'incontro dell'Associazione Gino Tosolini sulla proposta di riforma della sanità FVG. Non ho potuto partecipare. Ho trovato l'articolo del Piccolo, che riporta l'intervento di Piero Fasola: il sistema della sanità FVG ha bisogno di  manutenzione e di cambiamento strutturale, perché è passato troppo tempo (ipesano 5 anni di assenza di interventi della gestione Tondo); 8 aziende (5 EAS, 2 IRCCS, 1 agenzia regionale) son troppe; difficile gestire assieme un'azienda ospedaliero-universitaria di alta specializzazione con l'attività territoriale; meglio un'unica azienda territoriale e 3 ospedaliere con gli IRCCS; fondamentale l'Area Vasta per garantire un ottimale bacino d'utenza (assicurazioni dall'assessore Telesca). Da parte mia penso però, come molti altri,  che questa affermazione di Chris Ham sia illuminante: "Trasformare il SSN dipende molto meno da colpi audaci e da grandi gesti da parte di politici quanto dal coinvolgimento di medici, infermieri e altro personale nei programmi di miglioramento. Le organizzazioni del SSN devono dare priorità allo sviluppo della leadership e alla formazione nei metodi di miglioramento della qualità; questo è meglio farlo in casa piuttosto che attraverso agenzie nazionali".

domenica 12 gennaio 2014

Anche “lanciare un sasso” può aiutare la sanità triestina se...

Paolo Esopi ha "lanciato il sasso", confrontando i dati dell'attività del suo reparto di ortopedia di Dolo con quelli di
Trieste. Un'anomalia. I dati clinici e organizzativi come questi, si discutono nelle sedi e nei modi opportuni, perché devono essere confrontate situazioni simili e, se ciò non è possibile, vanno presi con estrema cautela. Infatti, il rischio che siano attribuiti meriti e demeriti non corretti è forte, perché questi dipendono da variabili, anche storiche, che devono essere ben evidenziate e spesso possono essere troppo confondenti. S’interviene così sulla componente fortemente emotiva e irrazionale del rapporto che abbiamo con la nostra salute, che ci priva della giusta lucidità per interpretare correttamente i fatti. Questi, in medicina, non sono spesso riconducibili a fattori scientifici certi, in quanto non è prevedibile l’esito, come in altre scienze esatte. Diventa così fondamentale il rapporto di fiducia tra medico (e anche tra struttura sanitaria) e paziente, che va tutelato da ambo le parti.

Seppur anomalo, posso pensare che questo sia un atto di amore per la propria professione e per la propria città, anche se chi si sente ingiustamente mal giudicato, lo può interpretare in modo diverso.
Paolo Esopi porta all'attenzione la necessità di trasparenza che non significa possibilità di curiosare per trovare un eventuale colpevole, ma una maggiore attenzione per evitare disorganizzazione e menefreghismo, perché, in questi casi, sarebbe difficile sfuggire a eventuali condanne o richiami se tutto avviene in sintonia tra clinici e pazienti.

L’attuale momento di crisi economica impone delle scelte in campo sanitario che pesano su Trieste, in quanto è prevista una riduzione del 6% del finanziamento delle tre strutture sanitarie triestine. Può essere, però, un'occasione per ricordare le potenzialità di Trieste, sviluppare una ancor più forte azienda ospedaliero universitaria, centro di attrazione anche dall’estero e un’altrettanta forte azienda sanitaria, che diventi laboratorio dell’anziano, sede d’innovazione e ricerca per una società di anziani, laddove Trieste si trova in una situazione “privilegiata”, vista l’alta presenza di questi.
Sarà cosi possibile sviluppare da un lato interventi assistenziali e sanitari per anziani e dall’altro creare le condizioni per mantenerli sempre più possibile attivi (nel mondo del lavoro, del volontariato e delle attività sociali e turistiche). Ci può essere così un’occasione di lavoro per assistenti alla persona, programmatori, architetti, ingegneri, sociologi che possono prospettare una città e una vita a misura di anziano sia attivo sia fragile.

A tal fine è necessario non perdere quest’occasione, nella quale la scarsità di risorse impone l’eliminazione del superfluo e dello spreco, per utilizzare solo ciò che migliora la qualità della vita. I risparmi così ottenuti vanno investiti nello sviluppo sociale ed economico, anche della sanità stessa. Dobbiamo aiutare le istituzioni della nostra città, come le nostre strutture sanitarie. Lo faremo se si metterà al centro del sistema il paziente e non le baronie, se saranno coinvolte le figure culturali e professionali della città, se vi sarà una reale collaborazione tra le tre strutture sanitarie triestina, in particolare tra AOUTS e ASS1, un rispettoso ruolo guida della Regione e se gli interventi avverranno in base alle migliori evidenze scientifiche, senza pittoresche confusioni di ruoli o fantasiose interpretazioni di queste.

È ovvio che comportamenti caratterizzati da opportunismo e fastidio per innovatori e volenterosi, che toccano l’indifferente egoismo dei tanti, potranno bloccare tutto. Se non s’interviene subito e con efficacia, in modo tale che il lavoro comune dei clinici, dei tecnici e dei dirigenti renda possibile l’autogoverno del miglioramento continuo, Trieste sarà penalizzata e daremo occasioni a chi è ora sfiduciato di trovare altre vie rispetto a quella della rassegnazione.
Aureo Muzzi consigliere comunale del PD

domenica 13 ottobre 2013

Rotelli innesca la «bomba» Azienda unica


Rotelli innesca la «bomba» Azienda unica
 
Il presidente della Commissione sulla sanità spiazza la giunta e il Pd rilanciando la fusione tra ospedale e territorio. Telesca lo sconfessa
 
 
 
il guanto di sfida A Trieste ci si chiede perché esistono tante strutture diverse
Dal Piccolo. a firma di marco Ballico
 

di Marco Ballico TRIESTE «Questa è una bomba», dice l’assessore alla Salute Maria Sandra Telesca a Franco Rotelli un attimo dopo che il presidente della terza commissione ha ipotizzato l’accorpamento tra l’Ass 1 Trieste e gli Ospedali Riuniti. Fosse per lui, Rotelli unificherebbe pure le due aziende di Udine e Pordenone. Una «bomba», appunto. Che certifica la distanza tra giunta e Consiglio sulla riforma sanitaria. Succede a Trieste, a un forum del Pd. In chiusura dei lavori, quando Rotelli, ex direttore generale della territoriale triestina, lancia la proposta di semplificazione. In città, ma non solo. «I cittadini del Friuli Venezia Giulia – dice lo psichiatra pensando anche al Friuli – si chiedono perché esistono più aziende nella stessa città». Un endorsement per la riforma Tondo che puntava a ridurre le aziende territoriali da sei a tre? No, Rotelli non approva quel testo di legge. Il suo intervento, spiega, «è un doveroso contributo al dibattito». Fatto sta che non tutti apprezzano. Non in quel contesto. Anche se Telesca minimizza: «Scontro? Ma no, quella di Rotelli è stata solo una proposta prematura». Eppure la salute, una volta ancora, si conferma terreno di attrito politico, materia che divide le coalizioni. L’assessore, di certo, non appoggia Rotelli. Nemmeno entra nel merito, ma difende il metodo di una giunta «che guarda a tutto il territorio». E aggiunge: «Il presidente della commissione ha manifestato una possibile ricetta e io mi sono limitata a sostenere che è un po’ presto per giungere a conclusioni dato che, in questa fase, stiamo facendo un percorso di analisi. Sul tavolo ci sono spunti che vanno valutati prima nei territori e poi in un’ottica regionale». Telesca insiste sul metodo: «Su ogni criticità inizieremo a fare ragionamenti che possano condurre alle migliori soluzioni possibili. Dallo sviluppo della prevenzione al rapporto ospedale-territorio, è legittimo che gli addetti ai lavori possano avanzare le proprie idee. Dopo di che io devo tener conto di una visione complessiva, giacché mi occupo di preparare una riforma regionale. E, pur senza rigettare nulla a priori, non posso non rimandare il tutto a una prospettiva di ampio raggio». Rotelli, tuttavia, non arretra. Convinto che il tema vada messo in agenda. Sin d’ora. «Telesca perplessa? Tutte le proposte, fino a che non diventano realtà, sono premature. Abrogata la legge Tondo – dice il presidente della terza commissione –, si apre il quaderno della riforma che il centrosinistra, sia la giunta che la maggioranza, intende portare avanti. Non è una partita che si chiude domani, ma riempire di contenuti la questione mi pare produttivo. Ed è perciò ragionevole rilevare che a Trieste, dove le aziende sono addirittura tre, ma anche a Udine e a Pordenone ci si interroga per quale motivo debbano convivere strutture diverse. Se dobbiamo riformare il sistema, si deve ragionare sull’architettura, per capire se è funzionale alle esigenze di oggi o se può essere ridiscussa. Di certo i cittadini di Trieste non hanno capito ancora il motivo di tale sovraffollamento. E, francamente, nemmeno io». Il consigliere del Pd aggiunge altra carne al fuoco: «Si parla di semplificazione e di riduzione di costi, la riforma Tondo ha pure proceduto ad annettere aziende di territori diversi, e dunque mi pare legittimo prospettare l’unificazion di aziende che operano nello stesso territorio. È almeno un’opzione di cui discutere». Opzione che Aureo Muzzi, consigliere comunale triestino del Pd presente al forum, smonta peraltro senza dubbio alcuno: «Rotelli ha sbagliato, alla fine dell’incontro, a sollevare un passaggio così importante davanti all’assessore». Nel merito Muzzi è molto scettico sull’accorpamento triestino: «L’ex direttore sta “suicidando” una creatura, non sua, ma degli operatori e dei pazienti. Se fuso con l’ospedale, il territorio verrebbe ridimensionato. E l’ospedale non avrebbe più l’obbligo della cardiochirurgia, della neurochirurgia e della chirurgia toracica. Con inevitabile calo di risorse e personale». 

mercoledì 18 settembre 2013

Sanità triestina, torti, distorti

Compaiono recentemente sul Piccolo proteste di lettori verso la sanità triestina ritenuta da terzo mondo o per segnalare ipotetiche ingiustizie commesse nei confronti dei pazienti. Non posso condividere alcune di queste lamentele, che appaiono come interventi che nulla hanno a vedere con il desiderio di migliorare un bene comune, quale è la sanità.
Vorrei sottolineare alcuni punti.

  1. La sanità della nostra regione e di Trieste è di alto livello. Ho avuto occasione più volte di parlare con pazienti inglesi e americani che si sono complimentati per le cure ricevute, definite superiori allo standard dei loro paesi (per gli USA va fatto riferimento alle più comuni assicurazione di livello medio e medio alto).
  2. La crisi economica obbliga ad intervenire su sprechi, eccessi e ridondanze, anche se sinora  è stato possibile mantenere sempre alto il livello qualitativo. Ovviamente qualcuno protesta e protesterà sempre ritenendo che un intervento sia uno spreco per altri ma non per sé.
  3. La trasparenza del sistema e la partecipazione dei cittadini attraverso i loro rappresentanti è ancora carente nella nostra sanità e va assolutamente migliorata. È anche debole però il senso di responsabilità di alcuni cittadini che intendono vedere come torto ciò che non va nella direzione da loro voluta, anche se appropriato sul piano delle migliori evidenze scientifiche.
  4. Io ritengo che la professionalità degli operatori sanitari triestini sia alta e vada rispettata, salvo intervenire dove sia necessario, in rapporto a giustificati motivi.
  5. Veniamo da cinque anni di una gestione disattenta della sanità da parte della giunta Tondo. Nonostante ciò, i professionisti della sanità, dirigenti aziendali compresi, si sono impegnati per dare il massimo, con sacrifici personali non sempre facilmente sostenibili. L'assessore regionale Telesca sta dando confortanti segnali sul metodo e sulla linea di lavoro che si dovrà perseguire. Poco si potrà fare però se non vi sarà una convinta coesione tra i professionisti della sanità e i cittadini con i loro rappresentanti per seguire le logiche di una sanità basata sul senso di una comunità solidale e le migliori evidenze scientifiche, cliniche e organizzative. 

domenica 9 giugno 2013

Il centro destra si ricorda della sanità

Il centrodestra (i consiglieri Marini del PdL e Mara Piccin della Lega Nord) contestano le dichiarazioni del consigliere regionale Rotelli (la riforma Tondo va abrogata) e del Presidente Serracchiani (l’aumento dei ticket sanitari sarà abolito), per giustificare la loro sconfitta politica.
Quella non era una riforma di riorganizzazione dell’attività sanitaria, partendo dai bisogni delle persone (come serve e come questa giunta farà), ma una sforbiciatina qua e là.
Se Tondo ci credeva, poteva farla partire prima delle elezioni, per dimostrarne l’efficacia.
Per quanto riguarda l’aumento dei ticket, si è constatato (come era immaginabile) che hanno prodotto un doppio danno: un minore gettito per lo Stato (con un maggior ricorso al privato per la competitività della spesa) contemporaneamente alla riduzione della cure per i meno abbienti, che non riescono a sostenere tale aggravio.
Fa bene Serracchiani a eliminarli e a ripartire dai bisogni delle persone (le fondamenta della buona sanità), nell’ambito della compatibilità economica, che potrà essere ottenuta intervenendo sugli sprechi e non eliminando genericamente i vertici dell’organizzazione.
Non ci sarà nessuna macelleria sociale, perché il personale è la struttura portante di una buona sanità. E questo Serracchiani e l’assessore Telesca lo sanno bene.

venerdì 22 marzo 2013

Rotellismo

Il rotellismo sta alla sanità come il marxismo al capitalismo. Infatti da tempo penso al moto "Salviamo il progetto Rotelli dal rotellismo".

sabato 16 febbraio 2013

Sanità no alla corsa al risparmio. Serve un serio riordino


Il recente Convegno “Come sta Trieste?” ha puntato l’obiettivo sullo stato di salute dei triestini fotografando una situazione organizzativa della sanità locale complessivamente buona anche rispetto all’incombente crisi economica. Ciò non toglie che si possa mirare a stabilire degli obiettivi più alti partendo dall’individuazione delle criticità del sistema stesso per arrivare a concepire una sanità triestina non più in un’ottica locale ma in un’ottica regionale.

Prima però di presentare proposte concrete, con il rischio di isolarle rispetto all’insieme, dobbiamo porci delle domande sulla capacità che abbiamo o meno di progettare il futuro della nostra sanità. Non c’è più tempo da perdere, di soldi ce ne sono sempre meno, i bisogni di salute aumentano e i costi, nel contempo, lievitano. Bisogna superare i ripetuti slogan su una sanità pubblica, universale e solidale, anche se chiaro e condiviso deve essere lo spirito di giustizia sociale, per entrare nel merito dei problemi perché solamente così si può arrivare a salvarla. Sostenere che va difesa, chiedendo solo un aumento delle risorse, senza avere il coraggio di fare delle scelte chiare e responsabili verso ciò che si ritiene efficace ed equo, significherebbe abdicare al ruolo di protagonisti di una società civile per scegliere il conformismo populista. Certo, è più facile dire ciò che ad ognuno piace sentirsi dire. Ma le cose difficili, se ben motivate, possono trovare ampia condivisione.

Partiamo dal problema economico. La sanità pubblica deve essere indubbiamente sostenibile economicamente, per evitare il calo del livello qualitativo ed il ricorso al privato che porterebbe ad un suo depotenziamento progressivo. Prima però di parlare di nuovi finanziamenti, utilissimi ma in questo momento difficili da ottenere, bisogna innanzitutto puntare a ridurre sprechi, ritardi e malaffare, evitando aumenti di spesa per i cittadini e maggiori carichi di lavoro per il personale, già eccezionalmente gravato. Una partnership, poi, tra operatori e cittadini,  nell’ottica di trasparenza e di reciproco rispetto dei diritti e dei doveri, deve essere alla base di qualunque progetto di salute che si proponga come obiettivo principale quello di far comprendere che “salute è soprattutto prevenzione e migliore stile di vita”. Ciò potrebbe sicuramente evitare nel futuro quella conflittualità che oggi va dalle crescenti denunce di cosiddetta malasanità alle domande sempre più pressanti di esami e terapie inutili, magari imposte da enti terzi. Stiamo facendo il massimo? Tutti gli operatori, sfiancati dal lavoro, risponderebbero di sì. Molti pazienti direbbero di no, vorrebbero essere ascoltati di più, guarire anche quando é impossibile o almeno essere accompagnati meglio in momenti difficili. Sulla base di quanto ho premesso, non credo che la risposta a tutte queste problematiche pressanti possa essere una nuova legge, quanto una corretta analisi delle attività svolte ed dei relativi risultati che vanno misurati e confrontati per capire dove intervenire, per stimolare una emulazione e non una competizione tra operatori. Questi, se coinvolti, sono una vera risorsa della nostra sanità, ma devono essere messi nella condizione migliore di lavoro, anche con un’adeguata formazione, perché il sistema va riorientato non più sulle “comodità” dell’organizzazione  quanto sui bisogni reali dei pazienti. A tale fine, a livello locale, sono necessarie alcune condizioni:
1)      un ulteriore miglioramento della collaborazione tra i quattro attori locali (Azienda Ospedaliero-universitaria, ASS1, Burlo e Comune) soprattutto per un’assistenza migliore per i pazienti anziani e cronici, degna di una città moderna e civile, che non può delegare l’ospedale per dare risposte ai bisogni di questi pazienti. Non è più rinviabile una riflessione sui limiti e sulle potenzialità di quanto ritenuto fondamentale per una moderna ed equa sanità, come la continuità assistenziale, le RSA, la domiciliarità e il ruolo dei clinici nel territorio.
2)      Il riordino della rete ospedaliera triestina (rinnovo dell’ospedale di Cattinara, con il trasferimento del Burlo) da realizzare in tempi certi, come occasione di sviluppo per Trieste evitando un’ottica di competizione con le altre province o di personalismi. Questa è l’occasione migliore per stabilire se l’Ospedale può essere un vero punto di riferimento non solo nazionale, ma anche internazionale, vista la presenza di importanti centri di ricerca di Trieste o un ottimo ospedale locale.
3)      La presenza dell’Ente Regione in qualità di equo “regista”.

Chi deve essere il motore di questa nuova e necessaria fase?  Sicuramente i rappresentanti dei cittadini, cioè i politici, che devono avvalersi di professionisti in grado di analizzare un sistema così complesso come la sanità, in cui si incrociano economia, alta tecnologia, sviluppo, bisogni e sensibilità delle persone. Sarà necessario rivedere il modello di governo e di finanziamento e modificare vecchie abitudini, presenti da più parti, legate a una concezione economicista o fideista della sanità, ridando senso alla parola comunità. La sfida alle prossime elezioni regionali non si gioca sulla corsa al risparmio o sull’esibizione di apparenti successi quantitativi, quanto sulla capacità di avviare un lavoro responsabile e corale.

Aureo Muzzi
Consigliere comunale del Partito Democratico