Quando ho letto il titolo dell’articolo riguardo alla lettera di trenta elettori di sinistra, definiti intellettuali e medici antirenziani, ho pensato a un’ulteriore inutile polemica. Mi è sembrato che si ritornasse al vecchio tema dell’intellettuale, teorico e presuntuoso, che ha condizionato nel bene e nel male la sinistra, mentre il termine antirenziano mi ha ricordato la sterile contrapposizione di chi ha perso e non ha nulla di nuovo da proporre. Nella lettera c’è un po’ di antirenzismo, ma ci sono soprattutto punti condivisibili con chi pensa alla democrazia come a una casa comune, tanto che sarebbe un peccato liquidare con una semplice replica.
Si tratta invece di un elenco dei temi che ci sono noti e che quest’Amministrazione Comunale sta affrontando dando risposte ai tanti problemi della città, con gli attuali mezzi a disposizione. Cito solo uno come esempio, quello della marginalità ed esclusione, dove la spesa per il sociale è la più alta in Italia. Si può sempre far meglio, certo. Mi chiedo però se il condizionale insito nella lettera,” si dovrebbe fare”, aiuti realmente a risolvere i problemi segnalati. Infatti rilevo due limiti: non spiega perché non si riesce a fare e invoca una partecipazione dal basso, quando la base è la prima a non essere interessata. Questo succede spesso perché nel primo caso prevale la teoria e nel secondo si tratta di discussioni infinite che prevedono risposte troppo nette, tutto o niente.
A parte ciò, apprezzo comunque le intenzioni e lo stimolo. Potremo fare meglio, ancor di più se chi ha idee e braccia ci dà e ci darà una mano. Dobbiamo però considerare che è cambiata la struttura della società rispetto a come l’abbiamo pensata e forse idealizzata. Servono ora idee e strumenti adeguati a quella attuale, avendo ben chiara la direzione che intendiamo seguire. Non basta ritenere di essere nel giusto, se le proposte non vengono recepite dai cittadini come sperato, in quanto questi hanno l’ultima parola.
Senza entrare nel merito di tutti i punti, inviterei il gruppo dei trenta a un incontro per chiarirci le idee su queste proposte e affrontare le singole problematiche assieme. Abbiamo fatto un lavoro insufficiente o il massimo possibile, in base alle risorse umane ed economiche disponibili? Partiamo da quanto fatto sinora, per un confronto sulle alternative e cosa si propone di introdurre nel programma della coalizione di centrosinistra.
La lettera. > Facciamo parte di un gruppo regionale di elettori di sinistra, proveniente da diverse esperienze e con pluralità di opinioni, uniti dalla convinzione che sia necessario riconquistare uno spazio di discussione politica fuori dai circuiti chiusi in cui questa è oggi confinata sino a diventare prodotto di consumo promosso con tecniche di marketing indirizzate ad ottenere un consenso soprattutto emotivo.
Mancano percorsi di partecipazione, luoghi di approfondimento, momenti di verifica della realizzabilità di idee e progetti. I partiti si sono trasformati da centri di elaborazione politica in comitati elettorali permanenti. Il governo ha smarrito un’identità di centro-sinistra e il Pd ha perso di vista le proprie ispirazioni costitutive, surrogate da un pragmatismo “post valoriale” dal sapore tecnocratico.
Crediamo tuttavia che non ne consegua un’automatica pregiudiziale per tutte le esperienze territoriali di centro-sinistra. Quando esistano le condizioni, esse meritano di essere sostenute ed estese sulla base di una condivisione progettuale frutto di percorsi partecipativi e da un pluralismo capace di fare sintesi tra proposte nate da visioni diverse.
Abbiamo valutato in modo complessivamente positivo l’opera dell’amministrazione comunale uscente, anche se, ovviamente, non mancano motivi di critica su singole scelte. Proponiamo dunque al candidato sindaco del centro-sinistra di aprire il confronto programmatico oltre il perimetro dei partiti per ascoltare idee e proposte che nascono “dal basso”, nel nostro caso da un circuito informale di discussione caratterizzato dall’impegno civile e professionale di ciascuno di noi. Vi sono molti temi da affrontare, ma ci pare necessario concentrare l’attenzione su alcune priorità.
Innanzitutto l’urgenza di dare risposte alle esigenze dei giovani, arricchendo il percorso di studi con l’offerta culturale, creando spazi di aggregazione, offrendo la disponibilità di abitazioni in affitto a basso costo e sperimentando percorsi per l’inserimento al lavoro che sappiano coniugare le occasioni che il territorio può offrire con gli strumenti istituzionali, a cominciare dal reddito regionale di inserimento.
Poi la lotta a marginalità ed esclusione, che rischiano di diventare condizioni generali nelle periferie geografiche e sociali della città, sottraendo alla vita collettiva identità, energie, idee. Servono politiche attive di solidarietà e aggregazione sociale, con attenzione anche all’esigenza di promuovere l’invecchiamento attivo, nelle quali l’offerta culturale può svolgere un’importante funzione.
In terzo luogo occorre combattere la caduta etica del Paese nei piccoli e nei grandi comportamenti: la prossima amministrazione dovrebbe farne un punto qualificante della propria azione attraverso un codice etico che riguardi gli amministratori, regole che evitino conflitti di interesse e proliferazione degli incarichi, l’individuazione di prassi e procedure capaci di favorire trasparenza amministrativa, e la promozione di una specifica cultura della legalità come fattore di coesione sociale.
Quarto capitolo è quello della politica ambientale, per il dovere di preservare il primo patrimonio di un territorio, ma anche perché l’ambiente costituisce una grande potenzialità per uno sviluppo armonico ed equilibrato della città intera e la precondizione per rafforzare la sua vocazione turistica. È indispensabile perciò aumentare la superficie delle aree verdi, tutelare gli ambiti naturali pregiati e investire sulla fruibilità escursionistica e cicloturistica di luoghi e percorsi sul mare e sul Carso. Sul versante dell’apparato produttivo, in particolare della Ferriera, è necessario trovare un equilibrio tra esigenze ambientali ed occupazionali. Il piano industriale sorretto dall’accordo di programma è concreto ed ambizioso ma va tarato, per quanto riguarda l’area a caldo dello stabilimento, sul rigoroso rispetto delle norme che regolano l’impatto ambientale, prevedendone, in caso di incompatibilità, la chiusura.
Ultimo, ma non meno importante, la qualità di un lavoro oggi ridotto a mero fattore della produzione, privo di soggettività e dignità. È necessario invertire il processo a livello nazionale e promuovere, per quel che riguarda il territorio, buone prassi che valorizzino competenze e professionalità. Le imprese sono chiamate a recuperare consapevolezza del proprio ruolo sociale nei confronti dei lavoratori e della città che le ospita, superando la mera logica del risparmio e proponendosi come luogo di innovazione nei processi produttivi ma anche nelle relazioni industriali, capaci cioè di produrre valore sociale e non solo economico.
Franco Belci, Pino Roveredo, Luciano Santin, Andrea Zhok, Marisa Zoppolato, Andrea Boltar, Roberto Simeone, Renzo Bonn, Pierluigi Sabatti, Attilio Frizzati, Luciana Panetto, Cinzia De Corti, Elio Gurtner, Roberto Mezzina, Daniela Bais, Alessandro Carrieri, Adriana Merola, Luciano Del Rosso, Gianni Stavro di Santarosa, Leonardo Calici, Fabrizio Monti, Livio Dorigo, Franco Cecotti, Enrico Ferrero, Michele Belci, Cynthia Bonato, Tullia Catalan, Massimiliano Borghesi
martedì 29 marzo 2016
mercoledì 23 marzo 2016
Che fare dopo Bruxelles
Che fare dopo Bruxelles. 1) Sicuramente
mantenere la calma, non farsi prendere dal panico, che è quello che vuole
sempre il terrorismo. 2) Più intelligence, meno uomini per le strade tanto
invocati dai populisti anche a Trieste; Bruxelles ne era piena e non è servito
a niente, hanno fatto i manichini 3) Dare un’identità più chiara all’Europa,
possibile e necessario non solo perché c’è il nemico che prima non c ‘era (l’ISIS),
ma per costruire un progetto comune che la renderebbe più solida e non fragile
come adesso. 4) In Italia? Dare un senso al’unità democratica del Paese. Qua
sarebbe bello aprire un bel percorso. Basterà quello che porta al referendum
sulle riforme costituzionali? Utile, ma non sufficiente, se resteranno motivi
di divisione ed estraneità.
sabato 27 febbraio 2016
Cosa può fare la differenza in queste primarie
Gianfranco Carbone parla dell’ antipolitica giovanilista e rottamatrice di Francesco Russo e del sogno che trasmette alla città. Sembra dire che facendo il renzista farebbe bingo alle primarie e alle prossime elezioni.
Rumiz scrive un bel resoconto sulle primarie, presentando il buon lavoro amministrativo fatto da Roberto Cosolini (confermo) con l’amarezza di non esser stato contattato da Russo. Anch’io non sono stato contattato da uno dei due, pari siamo.
Non spiega però perché basta amministrare bene per vincere.
In questo caso Winston Churcill avrebbe dovuto stravincere le prime elezioni dopo la guerra e nessun sfidante dovrebbe mai vincere dopo una buona amministrazione. La vittoria di Tondo contro Illy smentirebbe anche questa ipotesi. Molti sono convinti che anche Roberto Dipiazza ha ben amministrato. Io ne dubito e non solo perché aveva fino a 4 volte i soldi che abbiamo avuto noi. Ma molti altri no.
Cosa può fare allora la differenza tra i vari contendenti delle primarie e delle elezioni del 5 giugno,?
Una risposta può esser data dal grado di delega, più o meno in bianco, che l’elettore intende dare in base a quanto si sente rappresentato.
La generica informazione che non prende in considerazione il punto di vista del ricevente è sufficiente quando il politico garantisce ai cittadini mano libera nei loro affari. È anche una lettera senza ricevuta di ritorno, prendere o lasciare. Risulta meno efficace quando l’elettore chiede anche una continuità di rapporti che consentano reciprocamente di esprimersi e di capire le ragioni l’uno dell’altro. Come dire: la partecipazione, tanto invocata anni fa, è bella ma pesante; ci basta ora che ci spieghiate bene cosa fate, in rapporto a quello che noi ci aspettiamo, dandoci però la possibilità di dirvi la nostra opinione, di cui ci aspettiamo che teniate conto.
Le critiche ingenerose e la gratuita denigrazione sui social networks verso Cosolini e la nostra amministrazione hanno contribuito a creare un clima di sfiducia. A questo si deve controbattere meglio, tenendo conto delle ansie, delle preoccupazioni, del desiderio di triestinità e delle speranze espresse, anche quando non coincidono con le nostre.
A questo punto prendiamo queste primarie come un’occasione per far conoscere meglio ai triestini quanto è stato fatto e quanto si potrà fare per questa città, senza dimenticare le critiche ricevute, che devono stimolarci a spiegarci e lavorare meglio.
Rumiz scrive un bel resoconto sulle primarie, presentando il buon lavoro amministrativo fatto da Roberto Cosolini (confermo) con l’amarezza di non esser stato contattato da Russo. Anch’io non sono stato contattato da uno dei due, pari siamo.
Non spiega però perché basta amministrare bene per vincere.
In questo caso Winston Churcill avrebbe dovuto stravincere le prime elezioni dopo la guerra e nessun sfidante dovrebbe mai vincere dopo una buona amministrazione. La vittoria di Tondo contro Illy smentirebbe anche questa ipotesi. Molti sono convinti che anche Roberto Dipiazza ha ben amministrato. Io ne dubito e non solo perché aveva fino a 4 volte i soldi che abbiamo avuto noi. Ma molti altri no.
Cosa può fare allora la differenza tra i vari contendenti delle primarie e delle elezioni del 5 giugno,?
Una risposta può esser data dal grado di delega, più o meno in bianco, che l’elettore intende dare in base a quanto si sente rappresentato.
La generica informazione che non prende in considerazione il punto di vista del ricevente è sufficiente quando il politico garantisce ai cittadini mano libera nei loro affari. È anche una lettera senza ricevuta di ritorno, prendere o lasciare. Risulta meno efficace quando l’elettore chiede anche una continuità di rapporti che consentano reciprocamente di esprimersi e di capire le ragioni l’uno dell’altro. Come dire: la partecipazione, tanto invocata anni fa, è bella ma pesante; ci basta ora che ci spieghiate bene cosa fate, in rapporto a quello che noi ci aspettiamo, dandoci però la possibilità di dirvi la nostra opinione, di cui ci aspettiamo che teniate conto.
Le critiche ingenerose e la gratuita denigrazione sui social networks verso Cosolini e la nostra amministrazione hanno contribuito a creare un clima di sfiducia. A questo si deve controbattere meglio, tenendo conto delle ansie, delle preoccupazioni, del desiderio di triestinità e delle speranze espresse, anche quando non coincidono con le nostre.
A questo punto prendiamo queste primarie come un’occasione per far conoscere meglio ai triestini quanto è stato fatto e quanto si potrà fare per questa città, senza dimenticare le critiche ricevute, che devono stimolarci a spiegarci e lavorare meglio.
mercoledì 24 febbraio 2016
Il Burlo merita il sostegno di tutta la città
L’altra sera, in Consiglio comunale, l’assessore Telesca, i dirigenti e i professionisti del Burlo e dell’azienda ospedaliero-universitaria hanno parlato di potenziamento del Burlo e fornito garanzie riguardo il trasferimento del laboratorio dello stesso istituto a Cattinara. Sono certo che i professionisti che rendono prestigioso questo istituto saranno garanti del buon funzionamento di questo trasferimento. Come hanno sempre fatto.
Niente, non è bastato alla CGIL, alla sinistra contro e al centrodestra (a parte il bel intervento di Carlo Grilli).
Si è sentito anche “ Non voglio una sanità come quella inglese e americana”. Discutere con chi non sa che ci sono profonde differenze tra le due e che la nostra deriva proprio a quella inglese è sconfortante.
Io mi sarei aspettato un plauso a questa riorganizzazione, fatta come avviene nei migliori centri italiani e europei. Forse si tratta di un mix di rancore personale e di opposizione a prescindere, perché bisogna stare all’opposizione comunque della maggioranza. Ma quest’azione fa male al Burlo, che ne risulta sfiduciato assieme a i suoi professionisti, cui ora i pazienti potrebbero rivolgersi titubanti. O non rivolgersi
I medici non usano mai esempi di catastrofismo per i pazienti quando vogliono ottenere dei risultati corretti. Qui mi è apparso che si sia cercata questa strada che non fa bene al Burlo, anche perché andata persa un’occasione di lavorare per Trieste
Istituzioni prestigiose come questa richiedano un lavoro comune della politica.
Invito l’opposizione a considerare il Burlo un istituzione scientifica che dà prestigio e lavoro alla città tutta, non terreno di scontro populista e pensare a un lavoro d i squadra della città, in quanto è un istituto che rappresenta Trieste e non interessi di parte. Poi lasciamo gli aspetti tecnici ai tecnici.
Niente, non è bastato alla CGIL, alla sinistra contro e al centrodestra (a parte il bel intervento di Carlo Grilli).
Si è sentito anche “ Non voglio una sanità come quella inglese e americana”. Discutere con chi non sa che ci sono profonde differenze tra le due e che la nostra deriva proprio a quella inglese è sconfortante.
Io mi sarei aspettato un plauso a questa riorganizzazione, fatta come avviene nei migliori centri italiani e europei. Forse si tratta di un mix di rancore personale e di opposizione a prescindere, perché bisogna stare all’opposizione comunque della maggioranza. Ma quest’azione fa male al Burlo, che ne risulta sfiduciato assieme a i suoi professionisti, cui ora i pazienti potrebbero rivolgersi titubanti. O non rivolgersi
I medici non usano mai esempi di catastrofismo per i pazienti quando vogliono ottenere dei risultati corretti. Qui mi è apparso che si sia cercata questa strada che non fa bene al Burlo, anche perché andata persa un’occasione di lavorare per Trieste
Istituzioni prestigiose come questa richiedano un lavoro comune della politica.
Invito l’opposizione a considerare il Burlo un istituzione scientifica che dà prestigio e lavoro alla città tutta, non terreno di scontro populista e pensare a un lavoro d i squadra della città, in quanto è un istituto che rappresenta Trieste e non interessi di parte. Poi lasciamo gli aspetti tecnici ai tecnici.
sabato 13 febbraio 2016
Una direzione per dare la giusta direzione
Stanotte lunga e vivace Direzione PD sulle prossime elezioni a Trieste, che vedrà Roberto Cosolini come candidato
sindaco per la coalizione di centrosinistra. Intenso dibattito sulle modalità della prossima campagna elettorale, sulla città metropolitana proposta da Francesco Russo e sul significato attuale della comunicazione politica. Siccome ritengo che abbiamo amministrato bene in condizioni economiche difficili, dobbiamo comunicare meglio e raggiungere più persone, anche inizialmente lontane da noi, perché nessuno nasce "imparato". Tutto qua. Più o meno
Il Piccolo 13 febbraio 2016 Marco Ballico. Il senatore esibisce in direzione un sondaggio sfavorevole al candidato triestino. «Con Roberto si perde. Servono le primarie»
il progetto fondamentale La gente ci chiede il cambiamento per voltare pagina in maniera definitiva e vuole arrivare alla città metropolitana
«Ringraziamo la coordinatrice di Forza Italia, Sandra Savino per aver ricordato che il no al rigassificatore è merito dell’amministrazione di Roberto Cosolini. Se l’ultima parola l’avesse avuta il precedente sindaco, allora iscritto a Forza Italia come oggi la Savino, il rigassificatore sarebbe già a Trieste, dato che ne era fervido sostenitore». A dirlo è la segretaria del Pd Fvg, Antonella Grim commentando le dichiarazioni della coordinatrice regionale di Fi, Sandra Savino sul futuro dell’impianto previsto nel capoluogo giuliano. «Dopo che si è impaludata la corsa del suo cavallo di razza nel capoluogo regionale - continua Grim - il centrodestra mostra tutti i suoi limiti nell’articolare una proposta sensata alla città e alla regione. Sperando di sviare l’attenzione dal caos in cui si trova Forza Italia, Savino è pronta a tutto, anche a rinnegare la politica della giunta regionale di cui faceva parte». Savino aveva detto: ««Dall’11 giugno è calato il silenzio e lo spettro del rigassificatore continua a volteggiare sopra la città di Trieste. Nonostante i tanto sbandierati ottimi rapporti tra il governo e la giunta Regionale sembra che a Roma il progetto non sia mai stato accantonato anche davanti al parere contrario delle amministrazioni locali».di Marco Ballico wTRIESTE Roberto Cosolini candidato sindaco sembrava operazione non condivisa da tutto il Pd, ma chiusa. E invece, a sorpresa, Francesco Russo usa la direzione provinciale di ieri sera per avvertite il partito e cercare il ribaltone. «Pensiamoci, la gente vuole il cambiamento», dice il senatore sventolando un sondaggio che stronca le speranze di vittoria dell’uscente. Numeri troppo pesanti, insiste Russo, per non passare attraverso le primarie, come a Muggia e forse anche a Pordenone, prima di decidere. Il sindaco in carica che punta al bis, solo una settimana fa, aveva presentato la coalizione. E Ettore Rosato, via Twitter, aveva ufficializzato: «Anche a Trieste parte la campagna amministrative 2016 con Cosolini sindaco e centrosinistra unito». Del resto c’erano stati, in precedenza, diversi via libera. Ma Russo, che oggi in conferenza stampa alle 15.30 al palazzo del Tergesteo motiverà la sua posizione, non ci sta. E l’ha detto chiaramente in una direzione finita a tarda ora in cui la maggioranza ha tenuto duro su una partita che già all’ora di pranzo Nerio Nesladek escludeva si potesse riaprire. Se qualcuno non è d’accordo? «Tutto si può ricomporre», aggiungeva il segretario provinciale. Eppure, anche se con ogni probabilità le primarie non si faranno (a quell’appuntamento lui non sarebbe mancato), Russo ha piazzato il caso politico. L’ultima spinta gliel’ha fornita un sondaggio (798 interviste) commissionato all’Ipsos. Dopo aver chiesto un giudizio sull’opportunità della città metropolitana (risponde affermativamente il 59% del campione) e sulla riqualificazione del Porto Vecchio («molto o abbastanza utile» per il 71% degli intervistati), le sue due grandi partite, il senatore dem ha voluto fare emergere il trend in vista delle prossime elezioni. E il verdetto è senza appello sul mandato in corso: il 66% sostiene che il nuovo sindaco, chiunque sia, dovrà «cambiare radicalmente il modo di governare la città». E dunque, queste le parole del senatore al partito, «davanti alla necessità di chiarire al meglio un progetto forte e condiviso, chiedo siano i cittadini a scegliere. Attraverso le primarie, lo strumento che lascia agli elettori e non alle segreterie di partito il potere di decidere». Quelle stesse primarie su cui si stava ragionando ieri anche a Pordenone, una richiesta avanzata con forza dai riformisti che hanno voluto mettere in discussione la candidatura di Daniela Giust. A Trieste nulla di diverso. «Ho combattuto per anni l’immobilismo di matrice camberiana – dice preoccupato Russo – e proprio quando, finalmente, la città sembra pronta a voltare definitivamente pagina scopro, con grande stupore, che anche una parte del centrosinistra ha paura del cambiamento». Il peso del sondaggio? «Gli elettori chiedono un cambiamento forte. Discontinuità. Che si ascolti la loro insofferenza, razionale o irrazionale che sia. E che non si faccia finta di niente scrollando le spalle come abbiamo sempre fatto negli ultimi tempi». Russo non dimentica il recente passo falso alle primarie di Muggia, con la vittoria del candidato di Sel. E si toglie più di un sassolino sulle resistenze trovate nel percorso da lui aperto verso la città metropolitana, contrastato pure da Debora Serracchiani: «Nell’ultimo anno, anche con il coraggio di dire ai miei colleghi in regione che si stavano sbagliando, ho concentrato la mia azione politica su quel tema non certo per un'impuntatura personale come qualcuno ha provato a sostenere ma perché, come i fatti hanno confermato, questa era l’ambizione dei miei concittadini. Ma so anche che la classe dirigente del partito, al di la delle dichiarazioni di facciata, ha espresso forti dubbi nel supportare il progetto». Di fatto, siamo alla sfida a Cosolini. Dovranno essere i cittadini, questo vuole Russo, a scegliere «tra chi propone un progetto in continuità con i cinque anni passati e chi, invece, crede sia ora di cambiare marcia e per trasformare profondamente Trieste. Oggi una città di periferia italiana, ma con le potenzialità per diventare davvero un’area metropolitana al centro dell’Europa»
sabato 30 gennaio 2016
I cittadini che manifestano e la Ferriera
La manifestazione di domenica per chiedere il rispetto degli
impegni presi dalle istituzioni sulla Ferriera è presentata come una legittima
e comprensibile protesta dei cittadini, ma si sta trasformando in una
manifestazione politica contro chi amministra la città.
Proprio in questi giorni il sindaco ha reso noti i primi
dati riguardanti le emissioni che sono in riduzione.
Aspettare qualche giorno rispetto ai decenni nei quali la
Ferriera era in condizioni peggiori di ora? Riuscire a verificare se
effettivamente si possa coniugare salute e lavoro, che a sua volta porta
salute?
Io aspetto ancora quel tempo che è infinitesimale rispetto agli
anni d’incuria proprio di chi ora vuole mettersi in prima fila della
manifestazione, contro i lavoratori della Ferriera.
Dopo, se non ci sarà la soluzione per questo problema, voterò
per la chiusura dell’area a caldo.
lunedì 25 gennaio 2016
Il tesferimento del laboratorio del Burlo a Cattinara, una buona prova di riorganizzazione del sistema
Brutta, scorretta questa polemica sul trasferimento di una parte del Laboratorio del Burlo a Cattinara. E' un'operazione che consente una riorganizzazione positiva del sistema Laboratorio nella provincia di Trieste, non intacca la peculiarità del Burlo (che ha contribuito alla mia formazione professionale) e non porta alcun rischio ai pazienti. Ha creato solo un problema: l'ansia per chi accede ai servizi del Burlo. Questo tentativo di far del male al Burlo non passerà.
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